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"Radical Nature", quando l'ecologia era solo una bella idea

Fotografie, progetti, installazioni: al Barbican Centre di Londra ricostruiti quarant'anni di arte ambientalista

di Cristiana Raffa

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4.0
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Tags: Barbican Centre, Londra, Manhattan, architettura, arte, estate



Un mix di Land Art, attivismo ambientalista, architettura e utopia: 25 artisti europei e americani raccontano con altrettante opere visionarie 40 anni di provocazioni ecologiste. "Radical Nature. Art and Architecture for a changing planet 1969-2009" al Barbican Centre, eclettica fucina di sperimentazioni nella zona Nord di Londra, ha la sua forza nella commistione temporale. Tra casette-giardino, fantasmagorici progetti di città a impatto zero, orti interni, video sull'altalenante livello dei mari, abbiamo uno sguardo pressoché disincantato.
Per restare in tema di metafore climatiche potremmo anche dire che ormai vedere un'installazione in un museo che denunci gli effetti del global warming non ci fa più né caldo né freddo. Ciò che però colpisce è che alcune delle opere esposte al Barbican appaiono oggi, per la loro datazione, come avanguardie di un genere. "Full Farm", di Newton Harrison e Helen Mayer Harrison, è una piccola coltivazione che ora produce frutta e verdura all'interno di una delle sale: si tratta di un progetto del 1972, tempi in cui sui giornali non si parlava certo di orti urbani o di giardini verticali, né tanto meno di guerriglia gardening.
Precedente di due anni è l'intervento paesaggistico di Robert Smithson nel Grande Lago Salato dello Utah, in cui si filma una spirale di basalto di 457 metri che nel tempo è stata sommersa dalle acque per poi riemergere nel 2004 a causa dell'allarmante abbassamento della marea. Una sequenza di suggestive fotografie del 1982 passa in rassegna il progetto "Wheatfield, a Confrontation", un campo di grano sulla punta di Manhattan, a Battery Park, realizzato da Agnes Denes e Joseph Beuys, col cui raccolto venne prodotto pane per gli homeless: terreno coltivato a spighe sotto le Torri Gemelle e per sfondo la Statua della Libertà.
Esposti anche due lavori dell'architetto-scienziato Wolf Hilbertz, scomparso due anni fa, dopo aver lasciato in eredità al mondo i fondamenti della cibernetica applicata all'architettura, ovvero la Cybertecture (erano gli anni '70, ma solo oggi inizia ad essere applicata), oltre ad una intensa attività di ricerca e salvaguardia delle barriere coralline. Tra i lavori recenti c'è una rappresentanza italiana, è lo studio A12, gruppo di giovani formatosi alla facoltà di Architettura di Genova nel '95, che indaga le trasformazioni degli ambienti urbani. A12 ha creato per questo evento una stanza angusta illuminata naturalmente dal lucernaio, in cui l'effetto giardino è ampliato da un gioco di specchi. Italiano è anche il curatore, Francesco Manacorda, ormai di casa al Barbican. Il 3 settembre lui stesso racconterà al pubblico le opere esposte. Il calendario di appuntamenti all'interno del centro d'arte è fitto quanto basta per riempire la fine di un'estate londinese tra sole e pioggia.

Barbican Art Gallery
Silk Street, London
Fino al 18 Ottobre 2009
www.barbican.gov.uk

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