eco-stile

Ilaria Venturini Fendi:
«Il riciclo come nuovo stile di vita»

Per Carmina Campus, il marchio creato dalla designer, borse, mobili e gioielli fatti con materiali di scarto

di Giulia Crivelli

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Tags: Fendi, moda, Africa, Onu, Milano, Londra, Roma



Se Ilaria Venturini Fendi potesse scegliere una nuova materia d'insegnamento per elementari e medie, opterebbe per un corso di intelligenza emotiva. Da far frequentare prima di tutto agli insegnanti.
«Non essere compresi a scuola è un'esperienza terribile, che a me è capitata – spiega la stilista e imprenditrice –. Non penso di essere un caso isolato, il problema è far accettare agli insegnanti, e a volte anche ai compagni, la propria diversità, nel mio caso una forte emotività che tende a prendere il sopravvento sulla razionalità, che è cosa diversa dall'intelligenza».
Ilaria Venturini Fendi, classe 1966, è nipote, figlia e sorella d'arte: i suoi nonni Edoardo e Adele Fendi aprirono nel 1925 a Roma un negozio di borse e pellicceria con annesso laboratorio, destinato a trasformarsi in una delle maggiori griffe del made in Italy. La madre di Ilaria è Anna, una delle cinque figlie di Edoardo e Adele, e la sorella Silvia Venturini Fendi è oggi responsabile degli accessori e delle collezioni uomo della maison. Fino a cinque anni fa anche Ilaria lavorava per l'azienda di famiglia, poi ha venduto le sue quote e si è avventurata su una nuova strada. «Lasciare l'azienda di famiglia è stato facile e difficile nello stesso tempo: facile, perché sentivo fortemente e distintamente il bisogno di trovare altri tempi rispetto a quelli imposti dal mondo della moda. Sapevo di essere arrivata alla fine di un percorso umano e professionale e volevo sceglierne uno diverso. Però, certo, è stato come rivoluzionare l'universo in cui ero vissuta fino ad allora». In un primo tempo, vendute le quote di Fendi, Ilaria desiderava dedicarsi solo all'agricoltura biologica, sua antica passione. Poi, quasi per caso, ha creato Carmina Campus (letteralmente, "le odi del campo"), che oggi è un marchio di borse, mobili e gioielli. «Comprai un'azienda agricola a sei chilometri dal centro di Roma, I casali del pino, che aveva bisogno di molti lavori. Volevo ribattezzarla Carmina Campus, ma poi pensai che alle aziende agricole, come ai cavalli, non si dovrebbe mai cambiare il nome che qualcun altro ha scelto per loro. E Carmina Campus divenne il nome della collezione di borse, ma solo in seguito».

Ilaria Venturini Fendi disegna le borse nel suo laboratorio, poi le fa realizzare da artigiani specializzati, spesso conosciuti quando lavorava nell'azienda di famiglia. Niente pellami e metalli preziosi, però, solo materiali di riuso e di riciclo: pezzi di pvc, tappeti antichi, buste del pane, copertoni di camion, tubi di plastica, scarti di ferramenti e persino tastiere di pc. «Spesso sono i materiali a farsi notare, l'idea e la forma della borsa vengono dopo – spiega la stilista –. Sono tutti pezzi unici, come se fossero dei "prototipi perfetti", destinati a non avere mai un clone». Le prime grandi soddisfazioni sono arrivate nel giugno 2008: Carmina Campus fu l'ospite d'onore di Pitti W, la sezione della manifestazione fiorentina dedicata alle collezioni da donna.

«Alla fine del primo giorno avevamo già venduto tutte le borse che avevamo – ricorda Ilaria Venturini Fendi –. Pitti è stata una grande occasione per farci conoscere e stabilire contatti con importanti buyer. Ma vogliamo restare un marchio e un'azienda "anomala". Non seguiamo i tempi classici della moda, presentando due collezioni all'anno, ad esempio. Le nostre borse sono pronte quando sono pronte e soprattutto durano nel tempo, perché sono fuori dal tempo». E poi c'è l'impegno per l'Africa. Nel 2007 la stilista aveva avviato un bellissimo progetto con Aidos, l'associazione italiana che lotta per i diritti delle donne del sud del mondo: parte del ricavato di una mini collezione creata ad hoc servì a sostenere la campagna Aidos conto la mutilazione genitale, particolarmente diffusa in Africa. «Presto avremo anche un laboratorio in Camerun, ideato con il supporto di un'agenzia dell'Onu e anche in questo caso useremo solo materiali di riciclo, lavorati da donne e uomini africani». Ma Carmina Campus non è più solo borse: Ilaria crea mobili e complementi d'arredo e gioielli, con la stessa filosofia. E li vende in negozi come Corso Como a Milano o Dover Street Market a Londra. E soprattutto nel primo punto vendita, battezzato Re(f)use, aperto a Roma nel 2008, in via Fontanella Borghese. «Il mio motto in tre parole – conclude la stilista – è creare senza distruggere. E cerco di applicarlo a tutto: dalla coltivazione della terra alla creazione delle borse».

Dal Sole-24Ore del 9 maggio 2009

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