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Un sottile lembo di zanzariera grigia nel quale sono incastonati zaffiri. «E' come se rappresentasse un cielo non più blu, ma grigio a causa dello smog. Su questo sfondo spiccano i pianeti, lucenti, che quasi pretendono di splendere». Il gioiello, un collier, si chiama "L'Universo" e a descriverlo è la sua stessa creatrice: Grazia Borghese. La principessa, designer di preziosi da quando aveva sedici anni, ci parla della sua ultima collezione, in cui ha saputo creare un armonioso connubio tra metalli preziosi, pietre e materiali poveri. All'insegna dell'eco-design. Gioielli che, abbinati alle creazioni dello stilista della maison Gattinoni, Guillermo Mariotto, sono stati protagonisti dell'Haute Couture romana. Quarantatrè pezzi unici di grande valore economico e concettuale: collane di carrube con topazi e diamanti, borse create con zucche essiccate e rifinite in oro e pietre preziose, collier di corda e zircone.
Ha creato una linea di gioielli ecologici realizzati con materiali naturali e riciclati. Perché?
«L'idea di questa collezione ispirata alla sostenibilità è partita da Guillermo Mariotto che mi ha trovata subito d'accordo. Abbiamo lavorato a questo progetto per circa due mesi, trovandoci sulla stessa lunghezza d'onda. Due menti hanno "costruito" in sintonia per colpire un obiettivo preciso».
Il connubio tra lusso ed ecologia può essere interpretato come l'espressione di un contrasto, quello tra la cultura dell'eccesso e una politica di risparmio e rispetto dell'ambiente. Qual è il vero messaggio che ha voluto inviare con le sue creazioni?
«Mi piacerebbe che i miei gioielli fossero portatori di un messaggio forte, un messaggio che va dritto al cuore e alla testa. Vorrei dire alla gente di non buttare via ciò che abbiamo, l'ambiente, a causa del nostro smodato consumismo. Perché con questo egoismo possiamo fare male solo a noi stessi. E' complicato, ma spero che siano le mie creazioni, le pietre e i materiali di cui sono fatte a promuovere quest'ideale».
Che materiali ha scelto per creare i gioielli?
«Nella mia carriera ho sempre usato materiali cosiddetti "poveri". Il cristallo di rocca, ad esempio. E' una pietra che amo molto ma è spesso considerata una tra le meno pregiate. Non poteva mancare in questa collezione. Ho realizzato una collana interamente in cristallo di rocca: luminoso, trasparente. Il gioiello si chiama "Acqua". E rimanda a uno dei grandi temi dell'ambientalismo. Per l'ultima linea ho però impiegato materiali di scarso valore come la zanzariera, le carrube, le zucche, i semi di tagua. Rimandano alla quotidianità: le zanzariere si usavano in passato e io le utilizzo ancora per imbottire manichini, le carrube mi ricordano la mia infanzia in Puglia. Mi piace avere davanti una pietra, un oggetto e manipolarlo fino a farlo diventare espressione del bello».
Il passato ha influito su una collezione che denuncia i problemi del presente e auspica un futuro diverso.
«Attraverso questi legami con il passato ho voluto sottolineare come il problema ecologico non sia esclusivamente contemporaneo, ma affondi le sue radici nel tempo. Volevo descrivere come siamo arrivati alla situazione attuale: passando dalle zanzariere all'aria condizionata che non ci fa neanche aprire le finestre. E che è molto più inquinante».
Dietro un'opera d'arte, come può essere un gioiello, ci deve essere sempre un significato oppure ci si può limitare alla contemplazione passiva del "bello"?
«Sono le cose fatte con l'anima a trasmettere i concetti che si recepiscono meglio. Dietro ogni opera d'arte, un'aria di Pavarotti o un quadro, c'è sempre un messaggio emozionale che è l'espressione della bellezza».
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