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L'arte rivela la vera ecologia

Alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino una mostra sulle origini dell'ambientalismo

di Valentina Ciuffi


Sarà come entrare in un ventre enorme, dalle forme geometriche e le pareti organiche: una pelle sottile, d'argilla ancora malleabile, a ricoprire i muri, una fonte di vapore, potente, che la mantenga umida, morbida. Ha appena iniziato a pensarci, non ha idee precise sulla forma che avrà davvero, ma questa è l'opera con cui Jorge Peris parteciperà alla mostra Greenwashing allestita alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino a partire dal 1° marzo. Venticinque artisti internazionali per dire e creare attorno al tema dell'ecologia, sfuggendo alle parole sgonfie con cui tutti, ormai, si riempiono la bocca e che non significano più nulla: ambiente, sostenibilità, zero-impatto, natura, sono termini che hanno perso efficacia e spesso vanno insieme a modi di agire di facciata, superficiali.
Greenwashing, appunto, è un neologismo a indicare le false virtù ambientaliste di industrie, entità politiche e organizzazioni, che ricercano un'immagine positiva per distogliere l'attenzione dalle loro responsabilità nei confronti di impatti ambientali negativi. Un bagno di finto verde.
Gli artisti diranno la loro in totale libertà, perchè parlare di ambiente non è necessariamente far denuncia, può essere anche, semplicemente, riportare lo spettatore in situazioni stranianti che mettano il suo corpo in una relazione inedita con il naturale, i suoi molteplici aspetti. Ad esempio, Jorge Peris, sostiene e sviluppa un pensiero che allontana il discorso ecologico dagli scenari macro, quelli dei cieli azzurri e degli oceani, e lo porta nei luoghi piccoli piccolissimi, di microclimi, batteri, muffe, cellule, o quelli invisibili di temperature e odori. L'ecologia parte anche da qui, ed è proprio in posti come questi che non corre il rischio di diventare un atteggiamento modaiolo e inefficace.
«Oltre alla stanza di Jorge, un po' la pancia della balena di Pinocchio - dice - ci sono le lucciole del cinese Chu Yun (in realtà spie di elettrodomestici), il parco di aria naturale della statunitense Amy Balkin, e tanti altre originalissime storie attorno al tema ambientale, che non hanno bisogno di essere urlate».
Dal canto suo, la Fondazione, durante la mostra e nel quotidiano, s'impegna a gestirsi nel modo più eco possibile: luci che risparmiano, carte riciclate, niente aerei (il mezzo di trasporto più inquinante) a spostare opere e artisti.

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