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Al London Design Festival dello scorso settembre la mostra che ha riscosso più successo è stata Trashluxe (a noi non è scappata!): "spazzatura" che ha preso forma in oggetti cool, eleganti o divertenti grazie ai gesti di abili designer. Se da Arman, attraverso la Junk Art degli anni '60 e fino ai giorni nostri, l'arte contemporanea ha abbondantemente pescato tra i rifiuti, oggi è il mondo del design a re-interpretarli, instancabilmente. Agli intenti provocatori e alle operazioni di spiazzamento e ri-contestualizzazione care agli artisti si aggiunge, nel caso dei designer, una decisa vena ecologica: gli oggetti si usano, farli con ciò che andrebbe buttato è un gesto significativo anche in termini di sostenibilità e rispetto dell'ambiente. D'altro canto, se da sempre si riciclano cose vecchie per crearsi strumenti – basti pensare alla civiltà contadina e post-bellica, alla famosa pentola costruita rovesciando un elmetto dismesso – oggi il discorso attorno ai rifiuti e anche, decisamente, estetico. C'è l'imbarazzo della scelta: a seguire, anche a partire da Trashluxe, alcuni degli "episodi" di questo trend che ci sembrano più riusciti, nelle direzioni più diverse.
Perché non partire da Heat Nash, giovane e biondissimo designer sudafricano, ormai famoso per le sue lampade in plastica riciclata, dalle più pop e colorate a quelle monocrome dalla linea sobria ed elegante. Non ci siamo scordati le geniali bottiglie di Enzo Mari, ma il design di Nash è molto diverso, non lascia intuire la sua provenienza: «Le persone rimangono sconvolte quando capiscono che si tratta di plastica riciclata!» dice Nash, ridendo. Con la sua ampia produzione, nata dall'intreccio tra design e idee degli artigiani d'africa, spera di portare anche nel suo paese la raccolta differenziata. Anche il britannico Stuart Haygarth recupera vecchia plastica, e non solo: tutti i detriti traslucidi che ha raccolto negli anni in un determinato tratto della costa del Kent, li ha catalogati, suddivisi per gruppi e poi assemblati in spettacolari lampadari. Nei Chandeliers di Haygarth, gli oggetti naufragati sono sostenuti da fili invisibili e creano una forma sospesa e illuminata dall'interno: una struttura semplice per una magia trasfigurante. Chris Misiak va per mercatini delle pulci e per rigatterie, oltre che per pattumiere, trova vecchie teiere ammaccate e inservibili e le trasforma in Tea sets che fondono passato e presente in assemblaggi originali, eleganti e colorati. Se nel Green Set antichi manici argentati e barocchi sono applicati a oggetti di design contemporaneo dalla linea sobria ed essenziale, nell'Orange Set sono i manici ad essere nuovi: squadrati e lignei completano zuccheriere e bricchi panciuti in metallo verniciato. La designer crede che ogni oggetto abbia una storia da raccontare, che sia in grado di dire molto sull'epoca che l'ha prodotto e utilizzato. La sua non è un'operazione di banale riciclaggio, piuttosto un tentativo di fondere due "mondi", due tempi, prelevare le parti migliori di ciascuno. I giovani olandesi di Krejci si gettano invece sui copertoni di bicicletta forati. Chi può immaginare città più appropriata di un'Amsterdam tutta su due ruote, per un'operazione simile? E se un modello ultra metropolitano come Tvar Messenger Bag potevamo aspettarcelo, c'è da sorprendersi di fronte all'eleganza della borsa da donna Noor shoulder. Concludiamo sulle vecchie confezioni di succhi di frutta e latte abilmente rilette da Anke Weiss. Tra i rifiuti più imbarazzanti da riciclare propriamente (chi ha capito veramente dove vanno?? Carta? Plastica?), questi contenitori in cartone rivestito d'alluminio diventano lampade originali e divertenti – Packaging lights. Che altro dire? Guardate bene, ancora una volta, sempre di più, quel che state per buttare via.
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