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ecologiaCon il Mannahatta Projecta New York tornano i cervi Un ecologista sta ricostruendo l'ambiente della Manhattan del Seicento. L'obiettivo: capire le città del futuro di Martina Antinori |
Tags: ambiente, Mannahatta Projec, New York, Manhattan
Immaginate la mattina del 12 settembre 1609, poche ore prima che l'esploratore e mercante Henry Hudson approdasse nella baia di New York. La città che non dorme mai non era nemmeno mai stata sognata. Al posto di Times Square c'era un fitto bosco dove vivevano oche selvatiche, cervi e leoni di montagna, anche se, pur se ricoperta di boschi e spiagge, sembra che New York sia sempre stata rumorosa (lo testimonia Peter Kalm, un botanico svedese, che nel 1748 scriveva "queste tre rane sono così chiassose che per un uomo è difficile addirittura sentire quel che dice") .
A questo mondo Eric Sanderson, 40 anni, un ecologista della Wildlife Conservation Society del Bronx, ha dedicato gli ultimi otto anni della sua vita: con il suo team sta ricostruendo un modello digitale della primitiva Manhattan, mettendo insieme dati ambientali e storici – mappe, ricerche, diari di viaggio, addirittura registri delle fattorie. L'obiettivo del "Mannahatta Project" ("Mannahatta" significa "la terra dei molti mulini", nel dialetto della tribù indiana dei Lenape che viveva sull'isola) è far conoscere ai newyorchesi l'ambiente originario della loro città, ma soprattutto promuovere l'impegno a preservare ciò che resta, a New York come nel resto del pianeta. Il progetto sarà completato nel 2009, in occasione del 400esimo anniversario dell'arrivo di Hudson.
«Immaginate una specie di macchina del tempo virtuale che permette di vedere e ascoltare la natura selvaggia dell'isola, dai boschi di querce fino alle spiagge, prima che venisse trasformata dall'attività umana - dice Sanderson - Il Mannahatta Project è radicato nella storia, archeologia, ecologia e geografia di New York. Abbiamo studiato mappe risalenti alla Rivoluzione Americana, ricerche topografiche dell'inizio dell'800, studi ornitologici e botanici. Le mappe digitali sono costruite con tecnologia GPS e sistemi di image-making presi in prestito dall'industria dei videogames, per ricreare un'esperienza più reale possibile».
Sanderson è anche a capo di un altro progetto della Wildlife Conservation Society, chiamato "The Human Footprint" che cerca di quantificare l'impatto dell'attività umana sulla Terra: «Ci sono voluti 400 anni perché Mannahatta si trasformasse nella Manhattan che conosciamo oggi: ci furono innumerevoli scelte e decisioni di esploratori e soldati, politici e uomini di chiesa, imprenditori e abitanti che trasformarono l'isola. Questo dimostra che le decisioni che prendiamo oggi modelleranno la Manhattan dei secoli che verranno. Oggi 3.2 miliardi di persone vivono nelle città, e le Nazioni Unite stimano che dal 2050 ben due terzi della popolazione mondiale sarà nelle aree urbane. L'ultimo obiettivo del Mannahatta Project è questo: diventare un modello per lo sviluppo delle aree ancora vergini della Terra, e far riflettere con profonda attenzione sul rapporto fra città e natura nel XXI secolo».
Il sito Internet del Mannahatta Project
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