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Se doveste fondare un'azienda di energie rinnovabili, chi vorreste nel consiglio d'amministrazione? L'ultimo vincitore del Nobel per la pace, premiato per il suo impegno nell'ecologia, oppure un'affascinante star di Hollywood? Nicolas Hayek non ha avuto dubbi: fra Al Gore e George Clooney ha preferito il secondo. E anche se non si sa con esattezza quando, l'attore farà parte - come executive member - del consiglio di amministrazione di questa nuova società che avrà sede in Svizzera. Hayek, già presidente del gruppo Swatch, guiderà anche questa nuova azienda, della quale per ora si conosce soltanto il comparto produttivo, appunto quello della produzione di energia da fonti rinnovabili e di tecnologie pulite per automobili. «Veramente - ha detto Hayek - avevo avuto qualche dubbio fra Gore e Clooney, perché non si sapeva ancora se l'ex vice presidente avrebbe partecipato alla corsa per la Casa Bianca». Ma in realtà Hayek desiderava al suo fianco anche qualcuno che non ricoprisse un mero ruolo di public relations: e, appunto, la scelta finale è ricaduta su George Clooney, che non è solo uno dei più ammirati, ma anche uno dei più impegnati protagonisti di Hollywood.
D'altra parte, anche suo padre Nick, giornalista, lo aveva ammesso: «Gli attori sono più potenti dei giornalisti e anche dei politici», aveva detto in occasione di una visita del figlio in Darfur. Ed è proprio ispirandosi alla sua storia familiare che Clooney ha inziato a dimostrare di vlersi impegnare in campi ben diversi da quello del patinato mondo del cinema: "Good night, and good luck", il film di cui è stato produttore e registi, raccontava le difficoltà dei giornalisti negli anni del Maccartismo, difficoltà che colpirono anche il padre Nick. Da quel film, un vero manifesto della sua attitudine all'impegno sociale, Clooney è stato non solo protagonista di diversi eventi charity, ma anche attivista in fondazioni e movimenti legati ai diritti civili. Basti pensare che a maggio, per la presentazione al Festival di Cannes di "Ocean 13" (ultimo film della serie che lo vede nei panni di Danny Ocean), ha organizzato una serata su uno yacht ormeggiato a Cap d'Antibes, durante la quale ha raccolto più di 10 milioni di dollari per la charity "Not on our watch", fondata insieme a Brad Pitt, Matt Damon e Don Cheadle per sensibilizzare l'opinione pubblica sulla crisi in Darfur.
Il pubblico statunitense ha visto Clooney anche recitare nello spot tv per la campagna "One" del cantante Bono, contro l'Aids e la povertà, e ha potuto acquistare le tazze e i piatti disegnati da lui per "Save the Children" e per l'Alto Commissariato Onu per i Rifugiati. E anche in Italia, sua patria d'adozione, Clooney si è rivelato una vera "charity-star": quest'anno, al Festival del Cinema di Venezia, ha firmato gli oggetti della Dream Room dell'Hotel Excelsior, la cui vendita ha finanziato il Fai e il restauro della cinquecentesca Villa dei Vescovi, sui colli Euganei. Al di là dell'arte e dei diritti umani, Clooney non ha mai nascosto neppure la sua passione per la politica e per il Partito Democratico: a settembre 2006 a Los Angeles si vociferava di una sua prossima candidatura nel partito, dopo che era stato visto accanto al governatore californiano Arnold Schwarzenegger che firmava un provvedimento per favorire la fine del genocidio del Darfur. E dopo aver finanziato la campagna elettorale di John Kerry per le presidenziali del 2004, ora che si avvcinano le nuove elezioni, Clooney non fa mistero della sua amicizia con Barack Obama, nel quale, ha detto, riconosce un nuovo Jfk. Ma proprio per non oscurare la stella nascente dell'amico-candidato con la sua, ormai molto brillante, si è limitato a dichiarare il suo sostegno con una generosa donazione. Ma ora gli sguardi dei suoi fan sono rivolti alla Svizzera: dopo il Clooney-attivista e il Clooney-designer, un Clooney-impenditore nelle energie rinnovabili non si era ancora mai visto.
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