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intervistaChenot: «Il benessere? Parte dal telefonino spento»Il guru della biontologia spiega perché per la salute a cinque stelle non c'è crisi di Marta Casadei |
Tags: Henri Chenot, lusso, benessere
Henri Chenot mima quella che definisce una delle «scene che si vedono più spesso durante una riunione». Si toglie il telefonino dalla tasca con fare corrucciato, digita qualcosa bonfonchiando, si scusa con i presenti a mezza voce e lo rimette nella tasca. Lo fa per due volte. Poi sorride. «Questo è quello che fanno tutti. Io no, sono partito da casa stamattina con il cellulare, ma lo accenderò solo quando dovrò chiamare l'autista che viene per riportarmi a casa». Siamo nel cortile di viale Monterosa 91 e Chenot, sessantasei anni, guru della fitocosmesi e biontologo di origine catalana (francese di adozione), inscena questo breve teatrino per spiegare – più a gesti che a parole – la sua personale concezione di lusso.Concetto che ha appena espresso al Luxury Summit promosso dal Sole24Ore, nell'ambito della tavola rotonda conclusiva su Lusso e Leisure.
Monsieur Chenot, è venuto qui per parlare di lusso e ironizza su quelli che hanno gli occhi sempre puntati sul cellulare..
Abbiamo fatto tanto per eliminare la schiavitù eppure oggi non possiamo permetterci di essere "disconnessi" nemmeno per un solo minuto. Siamo rete-dipendenti, telefono-dipendenti, computer-dipendenti. Il lusso è mettere da parte tutto questo e riflettere; concentrarsi su se stessi e ritrovare l'equilibrio perduto.
Quarant'anni fa lei iniziava a costruire un concetto di lusso legato al benessere. Cosa l'ha portata a precorrere i tempi?
Il punto di partenza per i miei studi è sempre stato la persona. Oggi si è diffusa la consapevolezza dell'importanza del singolo, dei suoi desideri dei suoi bisogni. Legare tutto questo al lusso, è stato naturale. Il lusso è una forma di cultura: ci vuole una certa intelligenza per capire che il privilegio più grande può essere un momento di ascolto e rifessione.
Secondo la recente classifica di Capgemini e Merrill Lynch Wealth Management, il 54% degli 8,6 milioni di persone che appartengono alla fascia più abbiente ha incrementato la propria spesa per salute e benessere. I ventidi crisi non scuotono il suo settore?
La crisi è una parentesi a mio parere "naturale": il mondo era uscito dalla propria carreggiata. Ora sta cercando di rimettersi sulla via corretta.
Ma perché aumentano gli investimenti proprio nell'ambito del benessere a cinque stelle?
La gente si è resa conto che la salute è fondamentale. Negli ultimi dieci anni sono stato testimone diretto di un'evoluzione senza precendenti delle priorità dei singoli. Oggi ci si è in grado di capire che, se uno ha un lavoro che gli piace, può non ambire a stipendi elevati. Può addirittura non aspettare con ansia la pensione.
Quindi è più importante il raggiungimento di un equilibrio psichico del benessere fisico?
In realtà sono interdipendenti. Quello che rende la ricerca del benessere sempre più gettonata, è la consapevolazza che l'importante non è il conto in banca. Che il lusso, i privilegi non si identificano con i soldi. A un certo punto della vita conta la salute. Nessuna cifra al mondo compensa un cervello attivo a settant'anni.
Come è cambiata la strategia di Henri Chenot con l'evolversi dei bisogni delle persone?
Non abbiamo mai ricercato una categoria di persone "ideali". Ovviamente i nostri servizi costano e questo comporta una selezione naturale di clienti che decidono di rivolgersi a noi. Ci sono persone che vengono da Chenot come investimento sulla propria vita. Questa è una scelta meditata, che di solito dà frutti. Poi ci sono le persone che non sanno cosa sia il valore di un investimento ragionato e vengono per ragioni sbagliate. Queste persone sono preda dell'illusione e non riescono a trovare una soluzione alle proprie richieste.
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