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intervistaLaura Biagiotti:«Il profumo è un abito meraviglioso» La stilista presenta la nuova di Monica Melotti |
Tags: Roma, Laura Biagiotti
Il bianco, simbolo di purezza e di candore, è la cifra stilistica di Laura Biagiotti. Una donna che ama le sfide e che vent'anni fa fu la prima italiana a far sfilare le sue creazioni in piazza Tien-A-Men a Pechino. Ma il 2008 è l'anno anche di un altro anniversario: nel 1998 nasceva Roma, una fragranza leggendaria e classica, ora per festeggiare questo compleanno nasce Laura Biagiotti Donna, un profumo sofitisticato e romantico.
Signora Biagiotti, come è nata la sua passione per i profumi?
I profumi sono un grande mezzo di comunicazione, una parte di se stessi, più ancora dell'abbigliamento. Per fugaci che siano, hanno una vita più lunga e, per di più, un futuro. Questo li rende così affascinanti. L'attrazione per il profumo è scoccata in me quando ero bambina. Mi piaceva accarezzare i profumi usati da mia madre e aspirare i flaconi ormai vuoti per riconoscere le essenze e per memorizzarle. In seguito ho cominciato ad identificare le persone che ho incontrato con l'atmosfera creata dal loro profumo. Questa mia ricerca è cresciuta nel tempo ed è stato per me quindi molto naturale iniziare una raccolta di flaconi di profumo che riuscivo a recuperare nei miei frequenti viaggi di lavoro nei piccoli negozi di antiques di Parigi, Londra, Madrid o nei flea markets di New York. A poco a poco ho accresciuto la collezione fino a possederne oltre 250 pezzi molto rari prodotti da famose case di profumo già note agli inizi del secolo e che purtroppo in molti casi avevano smesso la loro produzione al sopraggiungere della seconda Guerra Mondiale.
Che cosa rappresenta il profumo?
Il profumo è un abito meraviglioso, senza tempo e senza forma e, per una persona come me che crea vestiti, l'opportunità di uscire dalla logica dello spazio resta un traguardo intellettuale molto importante. Il profumo è anche l'abito dell'anima e ciascuna delle mie fragranze racconta qualcosa di me. Quello che prediligo e indosso sempre è Roma, che quest'anno celebra un importantissimo anniversario: 20 anni dal lancio, avvenuto nel 1988. In questo arco di tempo Roma e Roma Uomo sono diventati dei "classici" di successo in tutto il mondo. Roma rappresenta il viaggio sentimentale nel passato della mia città, in qualche modo un completamento ai miei studi di archeologia cristiana che da sempre hanno lasciato intatto il mio spirito di ricerca ed amore nel confronti della città eterna.
Laura Biagiotti Donna è una fragranza sofisticata e romantica: come descriverebbe la donna che la indossa?
Il profumo è dedicato ad una donna serena e piena di energia che sa esprimere tutta la ricchezza interiore della sua anima. "Donna" è un nome semplice e immediato che esprime perfettamente il messaggio della fragranza, l'essenza della femminilità.
Il packaging è particolarmente evocativo, sviluppato assieme al designer tedesco Peter Schmidt. Come è nata questa collaborazione?
La collaborazione è nata 20 anni fa quando abbiamo lavorato insieme per il profumo Roma. È stato un grande piacere collaborare nuovamente con Schmidt, ho pensato di esprimere in modo visivo il concetto di specchio dell'anima e Peter ha avuto la splendida idea di incidere un profilo femminile nel flacone e di lasciarlo intravedere attraverso il profumo.
Da tanti anni i desideri collettivi si studiano al tavolino, rispettando le logiche utilitaristiche del business. La moda è ancora invenzione pura?
È una grande industria, è stato detto tante volte e lo sappiamo, con un fatturato imponente, provvidenziale per l'economia del nostro Paese. Ma c'è dell'altro. I vestiti fanno parte della cultura di una collettività, di quella che si chiama la sua cultura materiale. La moda, anche se in tono minore, è una rappresentazione d'arte, non perché i vestiti siano capolavori o abbiano un valore morale, ma perché fanno parte dei nostri comportamenti, dei nostri a volte inconsci comportamenti d'arte. Creare un abito presuppone uno studio della contemporaneità, uno studio psicologico, come dietro al lavoro di un pittore, che facendo un ritratto deve cogliere l'anima e non solamente il volto di chi ha di fronte. E la stessa cosa capita con un abito, che serve per dare un momento di emozione, di felicità. Può regalare anche bruttezza o volgarità, il mondo ne è pieno! Certamente non è l'indirizzo che ho dato al mio lavoro di stilista.
La moda è arte?
Certo, è un'arte minore, che ha una componente decisiva di artigianato, come ogni arte, del resto: bisogna sempre conoscere le tecniche, gli strumenti che ti possono consentire di realizzare quello che hai in mente. Credo che ognuno di noi, nella gestualità del vestirsi ogni mattina, esprime un atteggiamento artistico. L'abito è anche un veicolo dei nostri sentimenti, può essere usato come maschera o come espressione, ci può servire al nascondimento o al palesamento del nostro modo di essere. Un gioco positivo fatto anche di regole. La ridefinizione di queste regole oggi ha messo in evidenza una serie di "valori forti" che sono andati affermandosi sia nel sistema moda che nel consumatore: un sorta di controtendenza che ha sostituito all'immagine, all'effimero, i concetti più solidi e duraturi di intelligenza, understatement, qualità, regole alle quali mi sono sempre ispirata.
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