Mostre

Messe in piega perfette, sigarette e voglia di libertà: le donne nelle foto delle donne

Alla Galleria Forma di Milano le immagini delle fotografe di "Life", da Nina Leen a Martha Holmes, che raccontarono l'evoluzione femminile del dopoguerra

di Irene Alison

La prima volta, fu una donna. Toccò a Margaret Bourke White l'onore di firmare la prima cover di Life, storico settimanale illustrato americano che ha segnato la storia dell'informazione, e del costume, dal 1936 al 1972. La sua immagine della diga di Fort Peck, in Montana - una delle grandi opere del New Deal - fece il giro del mondo, dimostrando definitivamente che le donne fotografe avevano lo stesso coraggio, la stessa forza e, a volte, maggiore acutezza di sguardo dei colleghi uomini. Alla sua fede nel progresso e al suo desiderio di documentare - che la portò, tra l'altro, nella Russia occupata dai nazisti, a Buchenwald nei gironi della liberazione, in Corea, in quelli della guerra - e a quello di altre fotografe che hanno fatto grande il magazine di Henry Luce, Nina Leen, Lisa Larsen, Martha Holmes, è dedicata la mostra "Le donne di Life" (fino all'11 marzo alla Galleria Forma di Milano), un viaggio nell'opera delle pioniere della fotogiornalismo al femminile e nell'evoluzione del ruolo della donna nell'America degli 30, 40 e 50.

Se Bourke White (prima fotografa donna assunta da Life) ci appare nelle immagini esposte mentre nel 1931, in equilibrio a 380 metri di altezza, prende uno scatto sulla cima dell'Empire State Building, dando corpo a quell'idea di femminilità nuova, forte e determinata emersa dopo la Grande Guerra e consolidata negli anni della Grande Depressione, altrettanto esemplari sono le immagini realizzate negli anni '50 da Larsen, Leen e Homes: ragazze che mettono al sole la propria bellezza senza timore, strette nei costumi da bagno dell'epoca, che ridono al bar tra una sigaretta e un bicchiere in un momento di pausa dallo studio del college, che ammiccano da dietro agli occhiali da sole, sperimentando una seduzione sempre più consapevole. Donne che, negli anni di un dopoguerra nutrito dai sogni di opulenza di un capitalismo in crescita e dagli slogan di una tv diventata il nuovo focolare della famiglia americana, desiderano, amano e silenziosamente lottano, sotto la messa in piega perfetta, per conquistare uno spazio di reale autodeterminazione nella società. Dive e divine - come Grace Kelly che parla a telefono per strada, con i paparazzi che la inseguono e il sorriso che le esplode sul viso, o Jacqueline Kennedy nel giorno del suo matrimonio, che emerge dalle onde di tulle del vestito nella luce dei suoi 24 anni - che queste fotografe, abituate a non distogliere gli occhi davanti all'orrore e a spingere il proprio sguardo in territori estremi, hanno saputo spogliare per il tempo di uno scatto dall'aura del mito e mostrare nella normalità di un quotidiano straordinario.

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