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MostreStorie di patrie, uomini e città per l'autunno fotografico di RomaNomi, iniziative e sperimentazioni nei festival Fotografia e Fotoleggendo, che aprono la stagione della Capitale di Irene Alison |
Tags: Roma, Johannesburg, Giappone, Magnum, Cina
Un viaggio alle radici, alle origini, alle fondamenta del sé. Un'esplorazione intorno alla madre terra che va oltre le mappature del territorio fisico, diventando riflessione identitaria. Su queste tracce si muove Fotografia – Festival Internazionale di Roma (blog.fotografiafestival.it; fino al 23 ottobre al MacroTestaccio) che ha aperto l'intenso autunno fotografico della Capitale scegliendo, per la sua decima edizione, di declinare intorno al tema "Motherland" il proprio percorso.
I confini fotografici di questa ricerca si estendono dalla Johannesburg di Guy Tillim alla campagna inglese di Leonie Hampton (nella collettiva "Motherland", che vede undici fotografi confrontarsi sul tema del festival), intercettano il contemporaneo italiano in "Racconti Italiani" – otto personali di otto giovani autori che, spiega il direttore Marco Delogu, «hanno saputo superare la mera documentazione guardando con una cifra assolutamente soggettiva il proprio Paese» – e arrivano fino al Giappone, protagonista della collettiva "Mizu no oto - Sound of water", che, dice Delogu, «apre una finestra sull'interpretazione del concetto di appartenenza in un mondo che ha un immaginario composto da simboli completamente diversi dai nostri».
Nelle rotte del festival entra anche il cammino compiuto da Alec Soth per le strade di Roma. Al fotografo Magnum, autore dei alcuni dei progetti fotografici più personali e illuminanti degli ultimi anni, da "Niagara" a "Broken Manual", il festival ha infatti scelto di affidare quest'anno la Commissione Roma (che ogni anno impegna un fotografo in un ritratto della Capitale). Per guardare la città, Soth è partito da un'idea - come gli uomini guardano le donne - e ha seguito il filo di due ispirazioni: il celebre scatto del 1951 di Ruth Orkin "An American Girl in Italy" e la ballata di John Keats "La Belle Dame Sans Merci". «Ne è emerso - dice Delogu - uno sguardo sulla città complesso e sorprendente, che offre un'altra prospettiva al ritratto corale di Roma a cui il festival sta lavorando da dieci anni».
Altri tagli di luce quelli scelti da Fotoleggendo (www.fotoleggendo.it), che dal 7 ottobre arricchisce con le sue mostre l'itinerario fotografico di Roma: «Una fotografia socialmente orientata, con una particolare attenzione ai giovani fotografi e all'incontro col pubblico», spiega il direttore della rassegna Emilio D'Itri. Con oltre trenta fotografi esposti fino a fine ottobre in dieci diverse location, il festival cerca nel reportage il perno di un'offerta molto eterogenea, puntando sugli sguardi asciutti e incisivi di grandi testimoni del presente, come Vanessa Winship, in mostra con i bianchi e neri di "Black Sea", Donald Weber, autore dei potenti ritratti di "Interrogations" o Benjamin Lowy, che guarda l'Iraq dalla prospettiva del finestrino antiproiettile in "Iraq/Perspectives". Molti anche gli italiani, alle prese con un racconto del contemporaneo che spazia dai nostri campi di pomodori coltivati col sudore dei migranti ("Migrant worker's journey", di Michele Palazzi e Alessandro Penso) alle nuove frontiere del consumo in una Cina in vertiginosa ascesa ("Victory", di Luca Locatelli).
Altra finestra è quella aperta dal festival sull'editoria fotografica indipendente, grazie alla seconda edizione della mostra "Little Big Press" (di cui sarà visibile un estratto, dedicato al Giappone, anche a Fotografia), catalogo ragionato dei più interessanti esperimenti di self publishing sulla scena internazionale: «Un tentativo - spiegano le curatrici Chiara Capodici e Fiorenza Pinna - di fare il punto sull'evoluzione del libro fotografico in direzione indipendente, autoprodotta e in scala ridotta». Un orizzonte sempre più vasto che, a fronte del declino dell'industria tradizionale, consente ricerche nei materiali, nella composizione e nella qualità di stampa, «spaziando dalla strategia della fotocopia a sperimentazioni che ci riportano vicino all'unicità dell'opera d'arte».
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