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FOTOGRAFIAGastel: «Tutta la poesiadelle mie immagini» Un diario di viaggio, attraverso 24 nuovi scatti personali e intimi. In mostra a Milano, la "bellezza del silenzio" di Daniele Perra |
Tags: Giovanni Gastel, fotografia, l
«Non volevo fare il fotografo nella mia vita, volevo fare il poeta. La poesia rimane il grande amore della mia vita. Il rigore che c'è nella poesia lo ritrovo nella fotografia». Eppure da quel lontano 1976 Giovanni Gastel di strada, nel mondo della fotografia, ne ha fatta, e tanta. Essere nipote del regista Luchino Visconti e far parte di un entourage ricco di stimoli, gli ha sicuramente permesso di farsi notare, anche se confrontarsi con un tale personaggio non dev'esser stato semplice, comeGastel stesso ha affermato: «Quando si è all'ombra di un gigante così bisogna imparare tanto... imparare il metodo. La sua grande serietà è stata di esempio per tutta la mia vita». Ma ad alimentare il suo successo, a partire dagli anni Ottanta, anno dopo anno, soprattutto nella moda è stata, in corrispondenza dei suoi anni di gavetta, la nascita del Made in Italy, l'aver saputo adattare la propria creatività ai cambiamenti del mondo, del fashion system e dello stile, l'aver cercato di unire nei suoi scatti qualcosa di storico e di avveniristico allo stesso tempo.
L'essere rimasto ancorato agli strumenti di tipo analogico, al suo prezioso banco ottico, ma allo stesso tempo a non smettere mai di sperimentare, rivolgendo l'attenzione alle nuove tecnologie e al digitale. Perché a contare, al di là dei mezzi, rimane lo stile, quello personale che secondo Gastel «dovrebbe essere sempre presente... bisognerebbe mirare a distinguere il mondo dell'autore dalla fotografia di un fiore, di un posto, di una persona, di una modella. Non è facile ma ci si prova. Lo stile è un lavoro a togliere. La fotografia non parla della realtà ma ne disegna una parallela. Che è la mia realtà. Racconto il mondo come vorrei che fosse». E l'occasione di vedere quel mondo, colto attraverso i suoi occhi e il suo obiettivo, si presenta a Milano allo Studio Giangaleazzo Visconti che raccoglie 24 nuovi lavori realizzati negli ultimi cinque anni. E non siamo nell'ambito pubblicitario, che l'ha tanto reso celebre, o della moda. Niente glamour questa volta.
È un Gastel più intimo, un diario di viaggio carico di ricordi immateriali. Memorie di paesaggi, interni, e oggetti quotidiani: da una distesa innevata, alle pompe abbandonate di benzina, dalle cabine deserte sulla spiaggia a un chiosco per bevande con la serranda abbassata. Ad essere privilegiata qui è la dimensione personale fatta di sensazioni vissute sulla propria pelle, la passione per la poesia e per il teatro. È la "cronaca" felicemente edulcorata e ad alto tasso pittorico del viaggiare. «Ho viaggiato, ha affermato Gastel, per il mondo e per la vita. Ma oggi, quando penso a questo lungo viaggio, riemergono in me immagini intraviste, quasi impressioni di posti, persone e cose percepite; come direbbe Montale, nell'impercettibile nero che ognuno di noi avverte girando gli occhi». Non sono scatti ad effetto, nessuna maestria fashion. A colpire, ora, è "la bellezza del silenzio». Un'altra prova, forse, verso la grande ambizione di Gastel: fotografare il nulla.
Giovanni Gastel, Cose Viste.
Studio Giangaleazzo Visconti, Milano
Dal 15 settembre al 22 dicembre
www.studiovisconti.net
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