Mostre

A Roma la couture fantasmatica di Gérard Uféras

Gli scatti del fotografo nella collettiva itinerante "Fashion Stills" organizzata dalla Polka Galerie di Parigi

di Irene Alison


Sagome chiare che emergono da neri profondi, controluce nei quali i corpi si disegnano come fantasmi. Dettagli – una mano guantata, un corsetto che stringe i fianchi, la profondità buia di una scollatura – che ricostruiscono per frammenti la mappa di un mondo in cui la forma è sostanza. Esposto al Sofitel Rome Villa Borghese fino alla fine del mese nella collettiva "Fashion Stills / Si la mode m'était contée", Gérard Uféras posa il suo occhio di fotografo, addestrato all'inseguimento dell'attualità da anni di lavoro come fotoreporter per magazine e quotidiani internazionali, sul mondo della moda, raccontandolo con appassionata acutezza e sensuale eleganza. Accanto alle sue celebri immagini, già raccolte nel 2001 nel volume "The Fabric of Dreams" , gli scatti di una mostra organizzata dalla Polka Galerie di Parigi che, dopo un lungo percorso in Europa e Nord America, prosegue le sue tappe.

Derek Hudson, Cathleen Naundor e Jean-Marie Périer, fotografi che, come Uféras, hanno indagato gli aspetti più emblematici dell'alta moda, catturano i segreti, le attese, i sorrisi, le sigarette e le lacrime consumate dietro le quinte delle grandi sfilate: Dior, Chanel, Jean-Paul Gaultier, Christian Lacroix, Yves Saint Laurent, in un circo di lustrini e applausi che a ogni stagione torna a celebrare i suoi rituali nelle grandi capitali della moda. Lo sguardo di Uféras, tra i fondatori della prestigiosa agenzia VU, autore di oltre dieci libri fotografici e vincitore nel '97 del World Press Photo nella sezione Art Stories , gioca con la fluidità delle stoffe e delle linee, trasforma i corpi in astrazioni, ridisegna l'ambiente con la nitidezza di un bianco e nero grafico e abbagliante, documentando il mondo della moda con la stessa esuberante teatralità con cui il fotografo ha raccontato il mondo dell'opera lirica nei libri "Opera" e "Un Fantome à l'Opéra" o quello del balletto in In the company of stars: pieghe degli abiti che assumono la drammaticità di mari in tempesta, volti come maschere di inquietante bellezza , donne come splendide bambole mosse da fili invisibili. Un obiettivo, il suo, che si muove incessantemente tra palcoscenico e backstage, senza farsi mai abbagliare dai riflettori: ogni scatto una prospettiva inedita, un taglio differente. Un segmento di visione che ha contribuito a ridiscutere l'iconografia classica della foto di moda scrivendo, allo stesso tempo, una nuova epica visiva della passerella.

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