Mostre

Con Europunk l'arte ribelle sbarca a Roma

A Villa Medici gli anni clou del movimento, con oltre 550 opere fra poster, abiti, fanzine, collage, filmati e copertine di album

di Federico De Cesare Viola

Rating:
3.6
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Tags: punk, Roma, Vivienne Westwood



E' il 1976 quando i Sex Pistols fanno la loro prima apparizione televisiva, con "Anarchy in the UK", nel programma "So it goes" su Granada Television di Manchester. Nasce ufficialmente il movimento punk in Europa, mutuato dall'East Coast americana.
Tre anni più tardi, nel 1979, i Joy Division sono ospiti per la prima volta della BBC. Il punk, a questo punto, è già morto: ha perso la sua qualità visiva e da controcultura si sta trasformando in sottocultura. Le radicali e colorate provocazioni di Johnny Rotten lasciano il posto al disperato monocromatismo New Wave di Ian Curtis. In questo arco temporale si muove la mostra "EuroPunk. La cultura visiva punk in Europa, 1976-1980", allestita a Roma negli spazi dell'Accademia di Francia – Villa Medici, e aperta al pubblico fino al prossimo 20 marzo. Un ricco racconto iconografico sulla nascita del movimento - nella sua dimensione artistica più che in quella musicale - nel Regno Unito, in Francia, in Germania, ma anche in Italia, Svizzera e Olanda. Oltre 550 opere e manufatti, divisi in otto aree tematiche, provenienti da collezioni pubbliche e private: poster, abiti, fanzine, collage, volantini, filmati e copertine di album.

E' nei quattro anni di riferimento che l'artista inglese Jamie Reid, nel suo ransom note style (l'uso di caratteri tipografici diversi), crea i celebri manifesti e le copertine degli album dei Pistols. Il collettivo francese Bazooka (costituito da Olivia Clavel, Lulu Larsen, Kiki Picasso, Loulou Picasso, Ti-5 Dur, Bernard Vidal e Jean Rouzaud) si muove dai codici del fumetto per invadere i mezzi di comunicazione e per diffondere potenti attacchi politici attraverso le fanzine fotocopiate. E Vivienne Westwood – insieme al compagno e manager Malcolm McLaren, impegnato nel frattempo a organizzare "la grande truffa del rock and roll" – mischia la classicità del tartan con spille da balia, teschi e collari con le borchie per creare uno stile che, ancora oggi, è fonte di ispirazione sulle passerelle.

L'obiettivo della mostra è ambizioso: «Restituire al punk il ruolo che gli spetta come forma d'arte - spiega il curatore e direttore Éric de Chassey – e oggi è possibile con una prospettiva storica in grado di analizzare la qualità estetica del lavoro di questi illustratori e graphic designer».
Precise individualità - chi aveva consapevolezza del situazionismo, chi citava le avanguardie sovietiche – con una forte identità comune: il senso di urgenza creativa, senza il bisogno di una collocazione o di un pubblico, e la voglia di cambiare il mondo.
La forza delle immagini contro l'arte istituzionale. O, in altre parole, la voglia di combattere la spettacolarizzazione della cultura con la forza dirompente delle icone. Come il volto della Regina Elisabetta con gli occhi e la bocca coperti dal nome dei Sex Pistols e della canzone "God Save the Queen". Un'invenzione di Reid. Un cliché del punk.

«E come tutti i cliché – aggiunge il co-curatore Fabrice Stroun del Mamco di Ginevra, dove la mostra approderà il prossimo 8 giugno – non ci affascinano più perché sono troppo popolari. Bisogna allora guardare indietro alle origini, per capire come sono nati prima che diventassero vittime del marketing visivo, e riscoprire il loro profondo senso di libertà. Il punk è forse stato l'ultima cultura giovanile ad aver avuto la possibilità di un autentico spazio creativo non preconfezionato dai mass media».

Europunk. La cultura visiva punk in Europa, 1976-1980.
Fino al 20 marzo. Accademia di Francia - Villa Medici, viale Trinità dei Monti 1, Roma.
Info: 06.67611
www.villamedici.it

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