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MostreA Parigi le inquietudini di André KertészAl Jeu de Paume appuntamento con il fotografo che racconta la città come uno stato dell'anima di Irene Alison |
Tags: Parigi, André Kertész
Certe città sono stati dell'anima. Parigi lo è per André Kertész, con le sue panchine, i suoi marciapiedi bagnati di pioggia, le sue domeniche di sole pallido ai giardini delle Tuileries. La sua capacità di segnare un'epoca, di fermare sulla carta un momento, una temperatura, un'inquietudine è oggi concentrata nella mostra a lui dedicata fino al 6 febbraio al Jeu de Paume di Parigi, uno degli appuntamenti fotografici più interessanti dell'ampissimo panorama espositivo offerto dalla capitale francese (oltre 60 mostre inaugurate nel corso del novembre 2010) per la trentesima edizione del Mois de la Photo.
Nelle sale del Jeu de Paume, guardare Kertész è come compiere un viaggio a ritroso in un passato attualissimo: ungherese di nascita, tra i maggiori fotografi del XX secolo, Kertész si muove per le strade dell'amata Parigi ( e poi per quelle di New York) inseguendo le forme che conducono all'essenza dei luoghi e delle cose. Raramente si lascia distrarre dalla fenomenologia del quotidiano. Più spesso ritaglia piccole porzioni di mondo in cui le linee scrivono una storia che si ripete eternamente uguale. I fantasmi delle sedie vuote in un parco pubblico. Il profilo dei comignoli sullo sfondo del cielo. Il gioco di doppi creato dall'ombra di una forchetta in un piatto. Tutto con una capacità modernissima di reinventare il reale. Di giocare con i simboli, di cercare nel profilo di un bicchiere o in quello dell'amata moglie Elisabeth, le strade che portano all'universale.
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