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ARTISTARElmgreen & Dragset, icone della morbosità coolIn Germania la prima mostra del duo scandinavo che oggi accende i riflettori sulla celebrità e sull'esclusività di Daniele Perra |
Tags: Michael Elmgreen, Ingar Dragset, Milano, Fiat, Chicago, Prada, Biennale di Venezia, Berlino, Londra, Madrid, New York, museo, arte, Germania
Gli artisti Michael Elmgreen e Ingar Dragset, per un periodo anche coppia nella vita, nel corso della loro carriera ne hanno combinate di tutti i colori. Hanno fatto sbucare dal pavimento al centro della Galleria Vittorio Emanuele di Milano una Fiat Uno bianca con tanto di roulotte al traino (era il primo progetto off-site della rinnovata Fondazione Nicola Trussardi e l'opera è oggi parte della collezione del Museum of Contemporary Art di Chicago); hanno costruito nel bel mezzo del deserto texano una replica a dimensioni naturali di un negozio Prada; alla Biennale di Venezia del 2009, invitati nella doppia veste di artisti e curatori, hanno trasformato il Padiglione nordico e quello danese in una residenza di un ipotetico ricco collezionista, arredandola con opere di altri amici artisti, con tanto di "morto che galleggiava" in una piccola piscina, forse vittima di un incontro al buio finito male. Molto hanno fatto anche nella sfera legata al mondo gay, dal loro Cruising Pavillion, struttura in legno adatta per ospitare incontri sessuali tra sconosciuti, con tanto di glory hole, all'installazione per la Biennale di Gwangju del 2006, dove 700 piccole immagini incorniciate ritraevano spazi pubblici e persone legate al mondo omosessuale di diverse città, da Berlino a Londra, da Madrid a New York. Le immagini erano collocate su candide mensole speculari in modo da formare un lungo e stretto corridoio che dava un po' l'impressione di un'area ad alto contenuto hard. E in effetti lo era.
Provocatori ma sempre con pacatezza e con un'attenzione alla forma estetica quasi maniacale, quello che interessa ai due artisti è il rapporto tra il comportamento umano in relazione a spazi sociali, siano essi un museo, un ospedale, un parco pubblico, una boutique o un bar. Nel circuito dell'arte sono considerati dei veri e propri It-boys. Impeccabilmente stylish, partygoers sempre pronti ai flash dei fotografi, spesso circondati da fashion & club kids, amici di artisti "cool" nella scena newyorkese come Terence Koh o in quella berlinese come Simon Fujiwara, con cui Ingar Dragset insieme a Andy Moss ha formato nel 2007 la band Asia Today.
E proprio intorno alla celebrità e ai suoi meccanismi, voyeurismo e morbosità compresi, ruota la loro mostra dal titolo "Celebrity – The One & the Many", prima grande retrospettiva in Germania dedicata ai due artisti scandinavi e ospitata al ZKM, Museum of Contemporary Art di Karlsruhe. Una bella sfida per un museo che ospita prevalentemente mostre legate alle nuove tecnologie e alle sperimentazioni più avanzate nell'ambito digitale. Quanto di più lontano da derive glamour e forse più incline alla ricerca scientifica.
Al centro dell'esposizione vi sono due grandi installazioni che ci parlano di celebrità, del rapporto, come recita il titolo, tra una personalità di spicco, un'icona da imitare (e invidiare) e la massa di gente comune che non ha accesso a un certo mondo se non da lontano, attraverso le riviste di gossip o pressata da transenne sotto i riflettori degli ormai centinaia di red carpet allestiti per ogni occasione. Gli artisti hanno costruito una vera e propria residenza, a forma di torre-bunker di quattro piani a cui però i visitatori non possono accedere. Possono soltanto sbirciare dalle finestre all'interno degli appartamenti dove nelle singole stanze sono messe in scene varie situazioni. L'altro grande spazio del museo è invece adibito a sala da ballo. A questa è annessa una sala più piccola, quella che comunemente chiamiamo VIP lounge, dove si sta tenendo un party. Anche in questo caso la festa è per pochi invitati esclusivi. I visitatori possono scorgere le loro silhouette attraverso delle vetrate. L'accesso è negato e si può solo immaginare, dal rumore, cosa stia succedendo all'interno. Elmgreen & Dragset sembrano conoscere bene i meccanismi dell'esclusività e della celebrità perché essi stessi, almeno nel piccolo mondo dell'arte, la vivono sulla propria pelle. Ma forse ci vogliono anche dire che il confine tra l'essere "in/dentro" e il non esserlo è estremamente labile, e che anche la condizione di esclusività, tra un flash e l'altro, ha i suoi limiti. Quantomeno spaziali.
La mostra, a cura di Andreas F. Beitin, si tiene al ZKM - Zentrum für Kunst und Medientechnologie Karlsruhe fino al 27 marzo 2011. Il 27 gennaio 2011 il museo ospita una discussione con i due artisti. "Celebrity - The One & the Many" si sposterà poi dal 3 settembre 2011 al 22 gennaio 2012 allo spazio ARoS | Århus Kunstmuseum (Danimarca).
www02.zkm.de/celebrity
www.aros.dk
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