Mostre

Jeff Koons e Cicciolina,
la storia d'amore e arte simbolo degli anni Ottanta

Da oggi a New York, in una galleria privata dell'Upper East End, si ricorda la coppia simbolo di un' epoca gaudente

di Cristiana Raffa


Lui è Jeff Koons, artista americano tra i più quotati al mondo, lei è Ilona Staller, in arte Cicciolina, ex-pornostar e ex-parlamentare. Si sono amati, sposati, hanno divorziato, lottato per l'affidamento e gli alimenti del figlio (Ludwig, recentemente accusato di spaccio di cocaina). Nel 1990 il mondo li vide fare sesso senza lasciare nulla all'immaginazione nella serie "Made in Heaven", presentata alla Biennale di Venezia, realizzata dall'artista che allora era già stato consacrato come l'erede di Warhol, grazie a lavori come il coniglietto specchiato "Rabbit" (1986) e la scultura in porcellana con Michael Jackson e lo scimpanzé (1988) che sbiancava simbolicamente il re del pop ancor prima che si sbiancasse definitivamente da solo. "Made in Heaven" fece clamore più che scandalo, per il contenuto esplicitamente pornografico: penetrazione, eiaculazione, sesso orale, immagini che Koons, dopo il divorzio, ha odiato e persino in parte distrutto. Pare che i due si fossero innamorati su quel set fotografico, lui ha dichiarato che l'intento era dare l'immagine di un "Adamo e Eva" contemporanei, per eliminare il senso di colpa e la vergogna.
Non era certo la prima volta che delle opere d'arte mostravano nudi integrali con un intento provocatorio, il quadro "L'origine del mondo" di Gustav Courbet, oggi al Museo d'Orsay, primo piano di una vagina, è datato 1866. Ma quello di "Made in Heaven" era un momento di passaggio dagli anni '80 ai '90, la blasfemia e gli estremi legati all'edonismo di fine decennio andavano di moda (Madonna passava dalla provocazione verbale ancora soft di Like a Virgin a quella visiva e decisamente hard del libro Sex) e l'Aids era un argomento che in quel momento iniziava a fare paura.

Ciò che resta della discussa serie di fotografie e sculture in vetro torna oggi in mostra dopo 20 anni a New York, nell'Upper East Side, nella galleria-appartamento di Amalia Dalyan e Daniella Luxembourg che si può visitare su prenotazione. Tra le opere esibite c'è anche "Exaltation", una delle più forti, che, ha detto la gallerista al New York Magazine, è stata acquistata anni fa da Damien Hirst. Koons fu accusato all'epoca di essere a corto di idee e di cercare solo lo scandalo facile, critiche a cui rispose sostenendo di essere un artista carismatico alla ricerca dell'umanità e di essersi voluto mettere in gioco in prima persona. Come lo stesso Warhol, Koons aveva capito che cimentarsi col divismo e il potere dei personaggi "famosi", portava grande fortuna agli artisti. Ciò che capì prima di molti altri fu che il discorso funzionava ancora meglio rendendo se stesso un'icona mediale da sfruttare.
Il gusto che lega tutte le sue opere, kitsch, plasticato, rococò contemporaneo, si riscontra in questo ciclo che, a rivederlo oggi, sembra stigmatizzare la chiusura di quel decennio così controverso come sono stati gli anni '80: dal post-punk allo yuppismo.

Nove immagini e una scultura di vetro sono tornate dunque in mostra fino al 21 gennaio 2011, accompagnate da un nuovo libro contenente un saggio del curatore e critico Alison Gingeras, oltre all'ampia intervista di Francesco Vezzoli con Riccardo Schicchi, il fotografo e produttore di film porno, a cui è attribuita la creazione del personaggio di Cicciolina.
Non un centesimo ricavato dalla vendita dei pezzi di "Made in Heaven" (600.000 dollari al pezzo fino a 10 anni fa, oggi molto di più) è finito nelle tasche della Staller che non perde occasione per denunciare pubblicamente il mancato adempimento agli obblighi dell'artista come padre e ex-marito. Ricordiamo che alcuni lavori di Koons sono trai i più quotati per un artista vivente, l'opera "Hanging heart" è stata battuta all'asta da Sotheby's nel 2007 per oltre 23 milioni di dollari e acquistata da Larry Gagosian, mentre l'anno successivo "Balloon Flowers Magenta" andò via da Christie's per 25 milioni di dollari. Oggi Koons lavora nella sua factory di Chelsea, a New York, e ha alle sue dipendenze 135 assistenti, lui disegna immagini al computer e loro le realizzano: è il superamento delle teorie benjaminiane sull'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica, verso una compiutezza dell'opera d'arte nell'epoca della sua etero-producibilità tecnica in cui l'artista non si sporca neanche più le mani.

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