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FOTOGRAFIAI nudi della signora NewtonIn una retrospettiva a Berlino raccolti gli scatti della moglie di Helmut, in arte Alice Springs di Irene Alison |
Tags: Helmut Newton, June Brown, Newton, Berlino, nudi, Taschen,
«La fotografia sarà sempre il mio primo amore. Ma tu sarai il secondo». Le disse così, Helmut Newton, quando, nel 1947, la vide entrare per la prima volta nel suo studio fotografico di Melbourne. Un anno più tardi, June Brown era sua moglie. A quei tempi lei, bellissima bruna dal volto fiero e scolpito, era una giovane attrice in ascesa sulla scena australiana. Lui, nato a Berlino nel 1920 da genitori ebrei, era un giovane fotografo in fuga dal nazismo che, dopo essersi arruolato nell'esercito australiano durante la Seconda guerra mondiale, si guadagnava da vivere scattando ritratti.
Oggi, dopo più di 60 anni di viaggi, successi e amore, June è ancora la signora Newton, insieme compagna, editor, musa e fotografa, e custode della memoria - e dell'enorme archivio - lasciato dal marito, tra i più celebri fotografi di tutti i tempi, scomparso nel 2004.
Al suo lavoro dietro l'obiettivo, cominciato per caso nel 1970, quando sostituì Helmut, a letto con l'influenza, scattando al suo posto un assignement per le sigarette Gitane, e continuato negli anni sotto lo pseudonimo di Alice Springs (scelto puntando il dito a caso su una mappa dell'Australia), è oggi dedicata la grande retrospettiva esposta alla Fondazione Helmut Newton (a Berlino, fino 30 gennaio 2011) che raccoglie per la prima volta 40 anni di ritratti, nudi, foto pubblicitarie e di moda.
«Io e Helmut non fotografavamo mai gli stessi soggetti nello stesso momento _ racconta la fotografa, oggi ottantasettenne _ avevamo due approcci completamente differenti». E a sfogliare parallelamente le pagine del libro che accompagna la mostra, Alice Springs Photographs (Taschen, 144 pp, € 29.99), e dell'ultimo, ricchissimo, libro del marito (nell'edizione da lei curata per Taschen, Sumo, revised by June Newton, 464 pp., € 99.99), risulta evidente questa differente inclinazione dello sguardo. Basta guardare gli scatti di Gianni Versace e di Charlotte Rampling: il Versace di Helmut è nudo ma sicuro di sé, quello di June è vestito ma più esposto. La Rampling di Newton è una diva del cinema. Quella di sua moglie è una donna colta dietro la sua maschera di attrice. «Una donna fotografa non potrà mai cogliere in un soggetto le stesse cose che coglie un uomo» dice June. «Io ho sempre usato tutti i mezzi a mia disposizione per far rilassare le persone, far sì che abbassassero le difese, e mi guardassero semplicemente». Tra gli scatti esposti nella retrospettiva della Fondazione – la cui sede sorge in un antico circolo ufficiali prussiano, proprio di fronte alla stazione ferroviaria da cui, nel 1938, Newton fuggì dalla Germania di Hitler – realizzati da Alice Springs per Vogue, Elle, Marie Claire e Vanity Fair, o semplicemente come appunti e ricordi di una vita intensissima, compaiono allora i compagni di viaggio e gli incontri casuali, come Yves Saint Laurent, Gore Vidal, Balthus, Robert Mapplethorpe, Brassai, Nicole Kidman e Angelica Houston, si schiudono le porte le bellissime case condivise con il marito a Parigi, Londra, Monte Carlo, emerge con delicatezza uno stile fotografico fatto di gentile ironia, in bilico tra distacco e intimità, sempre alla ricerca della verità del soggetto sotto patina dell'autorappresentazione.
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