Mostre

A Milano l'oceano di oggetti di Paul McCarthy

La "Pig Island" dell'artista californiano fino al 4 luglio alla Fondazione Trussardi

di Valentina Ciuffi



La moquette sembra un po' trascurata, di un blu sbiadito, tagliata imprecisamente ai lati, ma non si può calpestare: fa parte dell'opera e rappresenta il mare. Il mare è attorno a un isola che si chiama Pig Island, un progetto gigante cui l'artista californiano Paul McCarthy lavora da sette anni, una catasta di oggetti disparati e misti a tutte le sue ossessioni, che ha viaggiato attraverso l'oceano in sei grossi container per raggiungere Milano, da Los Angeles.
A Los Angeles, l'Isola dei porci "cresceva" costantemente nello studio di McCarthy – uno studio hollywodiano alla rovescia dove tutti i clichè e gli idoli della cultura americana sono ribaltati e ridicolizzati, masticati e vomitati – a Milano è stata meticolosamente ricostruita sul fondo di Palazzo Citterio, al centro della prima grande personale italiana dedicata all'artista.

In riva a questo mare ristretto e immobile, nei sotterranei del palazzo milanese, si sente bene tutta la forza confusa e polverosa dell'isola, agitarsi su rocce squadrate di polistirolo e mettere in campo i personaggi e le cose che hanno fatto la carriera di McCarthy: c'è Bush in uno dei suoi amplessi tra i maiali, c'è Angelina Jolie calva e a gambe larghe, c'è un dildo enorme che un po' rimanda a Brancusì, un po' omaggia Paula Jones e le note vicende attorno a Clinton, c'è un riferimento esplicito alla disneyana Isola dei Pirati e al parco giochi più famoso del mondo, poi c'è tutto il solito delirio dei lavori di McCarthy, l'accumulo, i resti di un processo di distruzione che mai finisce.
Nell'insieme di queste cose inerti, si avverte già tutto il movimento contorto e reiterato dei suoi film senza trama, un andirivieni di impulsi a metter insieme cose, "costruirle", per poi procedere instancabilmente e rumorosamente alla loro devastazione, tra violenza insensata, ferite e liquidi corporei simulati, tra ketchup, cioccolato fuso, arti finti e grovigli di corpi inspiegabili.

In questa mostra – fortemente voluta dalla Fondazione Trussardi – i film, come le sculture, allestiscono un percorso ben scandito ed efficace: il lavoro di McCarthy sta, e si muove, perfettamente nelle fondamenta incomplete di Palazzo Citterio, uno spazio in fase di transizione per opere che non cercano narrazioni precise, raccontano l'essere umano e la società contemporanea in modo estremo, l'uno e l'altra mossi da istinti abominevoli e portati dentro loop infiniti, così assurdi da sembrare distanti. Ma è una prima impressione, basta riuscire a immergersi anche solo per qualche minuto nelle non-storie convulse e ripugnanti di McCarthy, o a guardare poco oltre la sensazione di fastidio che provoca una sua scultura, per riconoscere un ritratto eloquente e azzeccato del tempo, e del modo, in cui stiamo vivendo. E qui una specie di brivido, e tutta la forza di questo artista.

Pig Island - Paul McCarthy
Palazzo Citterio
Milano - Via Brera 14
Fino al 4 luglio 2010
Ingresso libero
www.fondazionenicolatrussardi.com

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