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ArteLo sguardo sopraNew York delle statue di Gormley Fino a metà agosto le opere dello scultore britannico occuperanno i marciapiedi di Madison Square Park e alcune terrazze di Michele Fossi |
Tags: Antony Gormley, New York, Inghilterra, Italia, Manhattan
Sono scolpite in ferro e fibra d'acciaio ad immagine e somiglianza dell'artista e spesso guardano il cielo, come per cercare una verità superiore. Sono le trentuno statue antropomorfe a grandezza naturale dell'istallazione "Event Horizon", opera dello scultore britannico Antony Gormley, che fino al 15 agosto occuperanno i marciapiedi e i sentieri del Madison Square Park e le terrazze di alcuni grattacieli del vibrante quartiere di Flatiron District, a New York.
Quattro statue - che costituiscono l'epicentro dell'istallazione - sono state disposte al livello della strada, direttamente nel Madison Square Park; le restanti opere eserciteranno invece il loro enigmatico fascino dall'alto dei parapetti e dei tetti dei grattacieli limitrofi, alcuni alti addirittura 55 piani, come il Flatiron Building, il New York Life Building, il Clock Tower Building e il 200 Fifth Avenue (anche detto "il palazzo giocattolo" -"The Toy Building"). Una statua occuperà invece una terrazza al venticinquesimo piano dell'Empire State Building.
Strutturata su più livelli e distribuita su più edifici, "Event Horizont" è un'opera d'arte insolita, "diffusa", che lascia perennemente l'osservatore in preda al dubbio di averne vista solo una parte: oltre alle statue che egli vede, molte altre potrebbero infatti essere nascoste. «Osservando i lavori distribuiti un po' ovunque nel quartiere, lo spettatore si scopre gradualmente al centro di una rete di sguardi silenziosi: anche se per pochi istanti, in quel momento l'opera raggiunge il suo scopo: interrompere il flusso della vita quotidiana nel Madison square park», spiega lo scultore, che, da ormai venticinque anni, porta avanti un'indagine radicale del corpo umano come luogo della trasformazione e della memoria, non esitando ad usare addirittura se stesso come soggetto, strumento e persino materiale delle sue opere. Una ricerca che, dai primi anni '90, è sfociata in un'indagine del corpo come forma scultorea capace di influenzare profondamente la collettività; è in questi anni che nascono le prime sculture antropomorfe sovradimensionate che lo renderanno celebre: Iron Man, Havmannen, seguite, alcuni anni più tardi, da Another Place, Quantum Cloud, Critical Mass, Domain Field, and Inside Australia, fino a Angel of the North, la sua scultura esposta in uno spazio pubblico forse più nota, eretta nel 1998 a Gateshead, in Inghilterra, e raffigurante un imponente angelo in metallo di oltre trenta metri di altezza.
In Italia Gormley ha realizzato recentemente la suggestiva istallazione "Time Horizont", nel 2006, per il Parco Archeologico di Scolacium, in provincia di Catanzaro, disponendo una accanto all'altra in posizione orizzontale cento statue create partendo da calchi del suo corpo, a simboleggiare i vari stadi della respirazione. Nell'istallazione newyorchese si ritrovano molti dei temi più cari della produzione di Gormley, come l'intersecarsi di più livelli di visibilità e l'idea della centralità dell'atto di guardare, come premessa di ogni scoperta e rinvenimento. «Guardando fisso il cielo, le statue sembrano chiedersi: qual'è il posto riservato all'umanità nello schema delle cose? In quali termini il mondo costruito dagli umani si relaziona alla terra che è stata data loro in eredità?», spiega lo scultore, che poi rivela il perché della collocazione delle statue sui tetti dei grattacieli: «Era mia ambizione fare alzare la testa agli spettatori, perché, proprio come le mie statue, anch'essi si chiedano dove si trovano, prendendo coscienza dei luoghi attraversati ogni giorno frettolosamente». L'opera è già stata esposta a Londra nel 2007, in occasione della mostra "Blind Light", ma è per il denso tessuto architettonico newyorkese, racconta l'artista, che essa è stata inizialmente concepita. «Non ne ho mai fatto mistero, ho scolpito Event Horizont pensando alla topografia di Manhattan. È in questo luogo unico al mondo, dove il livello di tensione tra il palpabile, il percepibile e l'immaginabile è esaltato dalla densità e dalle dimensioni degli edifici, che l'opera trova la sua collocazione naturale».
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