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WPPFotografia, gli italianiche vincono Una mostra a Roma raccglie le immagini che hanno conquistato il World Press Photo di Irene Alison |
Tags: World Press Photo, fotogiornalismo, Carobbi, Masturzo, WPP
Un gatto appisolato su un letto e una donna che urla nel cielo di una notte d'estate a Teheran. In comune l'essere stati ritratti da un fotografo italiano. E l'aver conquistato, in stagioni e situazioni differenti, la giuria del World Press Photo, il maggior riconoscimento mondiale per il fotogiornalismo.
Il gatto di Gias Carobbi (premiato nel 1965) e lo scatto iraniano di Pietro Masturzo (eletto Picture of the Year nel 2010) saranno esposti a Roma, nella mostra Testimoni del nostro tempo (dal 12 marzo fino al 31 maggio 2010, alla 10b Photography Gallery) a cui è legata l'uscita di un numero monografico de L'Europeo, insieme a quelle degli altri 48 fotografi italiani premiati in oltre mezzo secolo (dal 1955 al 2010) dalla World Press Photo Foundation. Riunite per la prima volta in un'unica mostra, le foto vincitrici sono altrettante finestre aperte su un orizzonte ampissimo, dal quale emergono poche costanti - ad esempio l'esigua presenza di storie italiane - e una discontinuità che suggerisce l'idea di uno sguardo in continuo movimento: diversi gli stili, i linguaggi, le prospettive. Mutate nel tempo, insieme alla sensibilità e ai gusti della giuria del WPP, le forme della narrazione: da una maggiore esplicitezza narrativa - il bianco e nero perfettamente composto di Francesco Zizola, primo italiano a vincere il Picture of the Year, nel '96 - al racconto per sottrazione di Masturzo con le sue fantasmatiche presenze sui tetti iraniani. Dall'inseguimento dell'immeditezza cronachistica - i due poliziotti che assediano col kalashnicov un ricercato, foto di Massimo Sciacca premiata nel '97 - al tempo sospeso della narrazione evocativa - la giraffa uccisa dalla siccità di Stefano de Luigi, secondo premio nella categoria Contemporary Issues 2010.
Ma, soprattutto, è cambiato il lavoro del fotografo in Italia: come nota Ferdinando Scianna nell'introduzione scritta per L'Europeo, «pochissimi sono i fotografi premiati che hanno realizzato le loro immagini per giornali italiani. A dire il vero soltanto uno, nel 1968, Gianfranco Moroldo», con una foto scattata per L'Europeo nel Belice dopo il terremoto. "I fotografi italiani", sostiene Daniele Protti, curatore della mostra e direttore de L'Europeo, «faticano a lavorare perché non ci sono più editori che puntino su di loro». Faticano, eppure non smettono di inseguire le proprie ossessioni: come ha fatto Marco Vernaschi arrivando in Guinea Bissau, Michele Borzoni dando la sua testimonianza del Kashmir, Tommaso Ausili documentando la quotidiana banalità dell'orrore in un mattatoio, per citare alcuni degli otto italiani premiati quest'anno dal World Press.
«Oggi - conclude Protti - la formula del newsmagazine ha ridotto la fotografia a elemento di arredo. Al contrario, è proprio un uso consapevole dell'immagine che può fare la differenza rispetto allo strapotere della tv e del web: la fotografia ha ancora un potere simbolico e comunicativo ineguagliabile».
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