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FOTOGRAFIAScatto d'orgoglioPietro Masturzo, vincitore del World Press Photo, da oggi in mostra a Roma. In esclusiva le immagini di Teheran di Irene Alison |
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Raccontare per sottrazione, spostando l'asse dello sguardo un poco più in là, alla periferia dell'azione, dove la cronaca prende corpo in forme impreviste. È questa la grazia che illumina lo scatto di Pietro Masturzo, premiato come Picture of the Year al World Press Photo 2010, che svela come un segreto un palazzo che emerge dal nero denso della notte di Teheran, e tre donne sul tetto che gridano la loro protesta. L'immagine sarà esposta da oggi a Roma nella mostra Testimoni del nostro tempo fino al 31 maggio, alla 10b Photography Gallery, via San Lorenzo da Brindisi 10b, tel. 06.97848038, www.10bphotography.com), insieme a quelle degli altri 48 fotografi italiani premiati in oltre mezzo secolo (dal 1955 al 2010) dalla World Press Photo Foundation. Pietro Masturzo, fotografo freelance che ha realizzato lo scatto durante i giorni più caldi della rivolta contro gli ayatollah in Iran, e di cui il Sole 24 Ore pubblica in esclusiva altre due fotografie, ha 30 anni vissuti con la valigia in mano e la macchina fotografica al collo, ed è il secondo italiano nella storia cinquantennale del Wpp a vincere il prestigioso premio.
Una laurea in relazioni internazionali, una reflex comprata a 22 anni, una nonna arrivata due generazioni fa da Odessa a Napoli, la cui storia lo ha spinto a salire su un aereo per riannodare le proprie radici attraverso le immagini. Nasce da qui per il fotografo l'inquietudine che porta altrove, a camminare sul filo di un mestiere col quale è difficile tenersi in equilibrio. «Faccio il fotografo da poco tempo – dice – e devo ancora trovare la mia strada. Prima, però, ero uno sconosciuto senza niente da perdere, mentre adesso sento la responsabilità di dover dimostrare qualcosa». Eppure, il suo sguardo è già maturo, con la consapevolezza che è il punto di vista a fare la differenza. «Questa vittoria ha suscitato reazioni contrastanti, in molti hanno sostenuto che la mia non è un'immagine immediatamente comprensibile, ma io credo che rappresenti un approccio diverso alla fotografia rispetto a molti scatti premiati in passato – dice Masturzo –. Una tragedia si può raccontare anche senza sangue e morti: il pubblico ormai è assuefatto alle immagini drammatiche, mentre quelle meno esplicite, che non risolvono la storia in un'inquadratura, possono costringerci a riflettere».
Speculare alle fantasmatiche figure della foto di Masturzo, appare allora la crudezza dell'immagine del volto insanguinato di Neda Agha-Soltan, la giovane iraniana anti-regime uccisa negli scontri a Teheran, cui la giuria del World Press ha scelto di dare una menzione speciale: «Neda è un simbolo – sottolinea Masturzo – per questo quel l'immagine, pur nel suo esplicito orrore, ha la sua importanza. Inoltre, il fatto che non l'abbia scattata un fotografo professionista scongiura ogni rischio di pornografia del dolore: nessuno guadagnerà soldi o fama da quello scatto, è una pura testimonianza». E la volontà di testimoniare, che ha animato tutto il percorso professionale di Masturzo, è ciò che lo ha portato a documentare la protesta iraniana senza la copertura di nessun giornale: «Fare il fotografo in Italia è difficilissimo, nessuno investe su di te: non so se questo sia da attribuire alla crisi dell'editoria o all'assenza di una cultura fotografica, ma qui l'unica risorsa dei fotografi è l'autoproduzione. Per me, è stata un'impresa persino convincere i miei genitori che faccio questo mestiere: "Il fotografo? Ma non è mica un lavoro..."».
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