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intervistaConcentrate a Houstonle visioni di Maurizio Cattelan Un'ampia personale inaugura alla The Menil Collection, in attesa degli eventi milanesi previsti per dopo l'estate di Daniele Perra |
Tags: Milano, Maurizio Cattelan, Stati Uniti, New York, Vanessa Beecroft, Monica Bonvicini, Francesco Vezzoli, Palermo, Massimiliano Gioni, Ali Subotnick, Berlino, Renzo Piano, Andy Warhol, Jasper Johns, Bruce Nauman, Francis Bacon, Alighiero Boetti, Michelangelo Pistoletto, Lucio Fontana
L'installazione di bambini/fantoccio impiccati in piazza XXIV Maggio a Milano, prontamente rimossa, scatenò una scia di polemiche con un'eco internazionale. Dopo sei anni la città si appresta di nuovo a ospitare una serie di interventi site-specific di Maurizio Cattelan che saranno collocati, dopo l'estate, in varie zone. Nell'attesa, torna ad esporre negli Stati Uniti con una mostra personale d'ampio respiro alla The Menil Collection di Houston. Divide la sua vita tra Milano e New York e, insieme a Vanessa Beecroft, Monica Bonvicini e Francesco Vezzoli, l'artista padovano è riconosciuto come uno dei maggiori protagonisti italiani del panorama artistico contemporaneo e tra i più collezionati. Questa è la sua prima grande mostra statunitense dal 2003.
Per quanto Cattelan affermi che «i comici manipolano e si burlano della realtà e che la realtà è più provocatoria della mia arte», nel corso della sua carriera ne ha combinate di tutti i colori. Qualche esempio? La rappresentazione di Papa Giovanni Paolo II colpito da un meteorite, il suo gallerista Massimo De Carlo attaccato al muro con lo scotch e quello parigino (Emmanuel Perrotin) vestito da coniglio, il celebre taglio di Lucio Fontana sostituito con la Z di Zorro, Hitler messo in ginocchio in atto di preghiera, la scritta gigante HOLLYWOOD piazzata a Palermo, sopra la discarica di Bellolampo, e un cavallo tassidermizzato con la testa sepolta nel muro. La lista è ancora lunga!
Parallelamente all'attività d'artista, Cattelan ha anche intrapreso una carriera come curatore, fondando The Wrong Gallery, organizzando la Caribbean Biennial e, insieme a Massimiliano Gioni e Ali Subotnick, un'edizione della Biennale di Berlino, così come ha mostrato un forte interesse per l'editoria, scrivendo per riviste d'arte e creando le pubblicazioni Permanent Food e Charley. Eclettico, irriverente, a tratti melanconico, Cattelan, con mezzi diversi, entra sempre con forza nel tessuto sociale e politico, mettendo spesso in discussione le convezioni, siano esse legate alla morale o alla religione. Un esempio per tutti: un cavallo disteso a terra con accanto un cartello con su scritto "INRI". La rappresentazione della morte e della caducità della vita merita un capitolo a sé.
Per la mostra ospitata alla The Menil Collection (aperta dal 12 febbraio al 15 agosto), che raccoglie alcune installazioni recenti, tra cui la monumentale scultura in marmo dal titolo All, e quattro nuovi lavori, la maggior parte delle opere sarà collocata in tutti gli spazi del museo, andando così a interagire con oggetti antichi della collezione permanente e con le gallerie dedicate al surrealismo. L'installazione che rappresenta un bambino meccanizzato percussionista sarà posizionata sul tetto dell'edificio progettato da Renzo Piano. Non si tratta però solo di una mostra personale perché l'artista, col curatore, ha selezionato dalla vasta collezione dei filantropi John e Dominique de Menil una serie di oggetti e di opere di numerosi altri artisti, tra cui Andy Warhol, Jasper Johns, Bruce Nauman, Francis Bacon, Alighiero Boetti, Michelangelo Pistoletto e Lucio Fontana. La mostra è organizzata da Franklin Sirmans, curatore per l'arte contemporanea del Los Angeles County Museum of Art (che ha incontrato Cattelan a Milano ai tempi in cui lavorava per la rivista "Flash Art"), al quale abbiamo rivolto qualche domanda.
Sig. Sirmans, questa alla The Menil Collection di Houston è la più grande mostra personale di Maurizio Cattelan negli Stati Uniti dal 2003. Come è nata l'idea?
Volevo lavorare con Maurizio da molto tempo ma, lui concorderebbe, dovevano esserci la ragione giusta e il luogo perfetto. E The Menil rappresenta tutto questo. La collezione è basata su un grande interesse per gli artisti internazionali e unisce il gusto europeo a quello americano. Considerando anche l'interesse per il surrealismo e per il dadaismo, è il luogo perfetto per pensare al suo lavoro.
Può essere considerata una mostra mid career?
Non proprio. In qualche modo si tratta di guardare al lavoro di Maurizio Cattelan all'interno della storia dell'arte. Considerare la sua opera nel contesto del dopoguerra. Non solo post-human o post-global.
In mostra vi sono anche alcuni nuovi lavori e le opere convivono con una parte della collezione permanente.
È esposto un corpus di opere realizzate da Maurizio dopo una sua lunga esperienza nell'ambito curatoriale attraverso mostre, libri e The Wrong Gallery. Mostriamo anche un lavoro speciale della Rachofksy Collection di Dallas, the Drummer boy. Si, tutti i lavori, compresi i nuovi, convivono con molte opere della collezione permanente, in particolare con quelle dell'Arte Povera provenienti da una collezione locale. Maurizio mi ha parlato dell'influenza che i lavori di Michelangelo Pistoletto hanno avuto su di lui prima di decidere di diventare artista. Così in mostra abbiamo deciso di presentare molti Pistoletto. Sono rimasto inoltre interessato al modo in cui l'arte "universale" e "globale" di Maurizio conservi ancora una speciale risonanza "locale".
THE MENIL COLLECTION
1515 Sul Ross Street
Houston, TEXAS
Dalle 11 alle 19, dal mercoledì alla domenica
Ingresso libero
www.menil.org
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