Tim Burton al moma

E per promuovere la mostra? Ovvio, un video in stop motion

Realizzato in tempi record un mini filmato promozionale con un robot che gonfia palloncini "MoMA"

di Cristiana Raffa

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5.0
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Tags: Tim Burton, MoMA, museo, Los Angeles



Pensando a uno spot promozionale per una mostra dedicata ai lavori di Tim Burton, non poteva esserci nulla di più efficace di una breve sequenza in stop motion firmata dal regista stesso. Detto, fatto. Burton ha chiesto una mano a Allison Abbate, produttore con cui aveva lavorato per "La sposa cadavere" e, insieme, sono andati dalla Mackinnon & Saunders, società inglese specializzata nella creazione di personaggi da animare. Il piccolo e sgangherato robot è stato disegnato dal regista, immaginato con un passo stentato alla Charlie Chaplin, tenero e malandato come molti dei suoi celebri protagonisti.
L'azione che compie goffamente è quella di gonfiare quattro palloncini con la scritta MoMA. Tutto questo per far passare un messaggio, cioè che il museo sta al gioco e si fa animare. Lo scultore Joe Holman ha battuto tutti i record per dare forma al protagonista: solo 3 settimane in totale per mandare il prodotto in California per la post-produzione. Per creare tutti i pezzi e metterli insieme il gruppo ha impiegato 10 giorni, lavorando senza sosta, aiutandosi con litri di caffè per stare svegli, quando normalmente occorrono circa tre mesi per dare forma ad un personaggio del genere. Il piccolo burattino dalle sembianze metalliche è fatto in realtà di gomma, silicone e fibra di vetro, con un'anima semirigida che gli permette di reggersi e di mantenere le posizioni.
Per quanto riguarda i palloncini, proprio per il breve tempo a disposizione, i creativi hanno scelto di ricorrere alla grafica computerizzata, creandoli in 3D. L'eccezionale designer Noel Baker in un solo giorno ha realizzato l'immagine del primo palloncino secondo i disegni del regista, lasciando tutti a bocca aperta per la velocità e il senso di realismo che è riuscito a dargli, grazie ad escamotage come le impronte digitali e le imperfezioni nel disegno, che solitamente solo la tecnica stop motion riesce a dare. Tim Burton seguiva la lavorazione da Los Angeles, staccandosi di tanto in tanto dalla post-produzione di "Alice nel Paese delle Meraviglie". Una lotta contro il tempo per creare questo gioiellino di 30 secondi che dimostra, ancora una volta, come il grande museo americano si meriti l'aggettivo "avanguardista" per quanto riguarda la comunicazione dei suoi prodotti culturali.

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