IMMAGINI

L'Africa e l'Asia
secondo McCurry

A Palazzo della Ragione a Milano (fino al 31 gennaio) una mostra dal titolo "Sud-Est" che ripercorre le rotte tracciate nel corso di trent'anni dal celebre fotografo

di Irene Alison

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2.3
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Tags: National Geographic, Steve McCurry, Milano, Africa, Asia, Magnum, Kyoto, India



Lui era l'inviato di uno dei più importanti magazine del mondo, il National Geographic. Lei era una ragazzina pashtun dagli occhi verdi lasciata senza genitori da una bomba russa che aveva colpito la loro casa, in Afghanistan. Si incontrarono nel 1984 in un campo profughi e, da allora, le loro strade non si sono più divise. Il ritratto che, in quell'occasione, Steve McCurry scattò a Sharbat Gula, finito sulla copertina del più venduto numero di National Geographic, è diventato una delle icone della contemporaneità, simbolo della tragedia di un popolo e della condizione di rifugiato.


Quel ritratto, che ha segnato indelebilmente la carriera del fotografo nato a Philadelphia nel 1950, è oggi esposto, insieme ad altre 200 immagini, al Palazzo della Ragione di Milano (fino al 31 gennaio 2010), in una mostra dal titolo "Sud-Est", che ripercorre le rotte tracciate nel corso di trent'anni da McCurry in Africa e Asia. Un percorso, quello del fotografo, cominciato oltre vent'anni fa proprio dall'Afghanistan, dove, travestito con abiti locali, McCurry realizza uno straordinario reportage che gli vale la Robert Capa Gold Medal.


Da allora è in Iran, Iraq, Flippine, Indonesia, Beirut, Cambogia e Tibet, a cercare nei volti della gente, così come nel profilo dei territori, i segni lasciati dalle guerre, e a catturare le sfumature di un rapporto, a volte conflittuale a volte amoroso, tra l'uomo e la natura che lo circonda. "La sequenza di immagini in mostra - afferma il fotografo, membro dal 1985 dell'agenzia Magnum - evoca l'ampio mosaico dell'esperienza umana e i miei incontri casuali con sagome e ombre, acqua e luce. Ho voluto trasmettere il senso viscerale della bellezza e della meraviglia che ho trovato di fronte a me durante i miei viaggi, quando la sorpresa dell'essere estraneo si mescola alla gioia della familiarità".

Divisa in sei sezioni che ripercorrono le varie dimensioni della narrazione per immagini del fotoreporter, "Sud-Est", curata da Tanja Solci, è anche l'occasione per esporre alcuni degli scatti realizzati da McCurry per ¡TIERRA!, progetto di sostenibilità ambientale avviato da Lavazza nel 2002 in tre comunità caffeicole dell'Honduras, della Colombia e del Perù, per sviluppare la coltivazione ecosostenibile e una serie di interventi a favore dell'istruzione e della salute.
Ma le storie incontrate da McCurry nel corso del suo lunghissimo cammino emergono anche dalle pagine del nuovo volume monografico a lui dedicato da Phaidon, "Steve McCurry: l'istante rubato" (€ 59,95, 156 pp.), le cui 75 immagini ritraggono, nell'intensità esplosiva dei colori che caratterizza la visione del fotografo, uomini e donne colti nei gesti di un quotidiano vissuto in paesaggi o circostanze straordinari. Ecco allora una una geisha salire su per le scale delle metropolitana di Kyoto e una giovane donna camminare in mezzo a una tempesta di sabbia. Ecco l'attivista democratica Aung San Suu Kyi ritratta da McCurry in Burma e una coppia che attraversa la strada allagata dai monsoni a Gujarat, in India. Tutti catturati dall'obiettivo in quell'istante irripetibile che arriva solo se lo si sa aspettare. «Se tu aspetti - dice McCurry - le persone si dimenticano della macchina fotografica e i loro sentimenti più intimi emergono alla vista».

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