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Berlino 1989 - 2009Sguardi incrociatisulla Cortina di ferro in cerca di libertà Un webdocumentary, foto e fumetti per raccontare le storie di un mondo che era diviso da un Muro. Caduto vent'anni fa di Irene Alison |
Sono arrivati insieme a Berlino. Poi si sono voltati le spalle. Uno, Samuele Pellecchia, è salito su, verso nord. Destinazione Murmansk. Incontro a un'aria sempre più rarefatta, bruma baltica che si addesna sui campi, giovani donne dalla pelle trasparente e dagli occhi di cristallo. L'altro, Massimo Sciacca, è sceso giù, verso sud. Destinazione Burgas. Ad inseguire una luce che si fa d'oro, uomini dalla pelle un poco più bruna, ritmi balcanici che rendono elettriche le strade. Il viaggio dei due fotografi lungo i 6.800 chilometri della ex Cortina di Ferro, dalla punta più estrema della Russia al Mar Nero, è diventato un webdocumentary - realizzato insieme ai giornalisti di Peace Reporter, al videomaker Matteo Scanni e al fumettista Davide Toffolo - che ricompone, nel nell'anno del ventesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino, il mosaico di un mondo scomparso. "Iron curtain diaries" (prodotto da Prospekt Photographers, PeaceReporter, BeccoGiallo e On/Off e visibile integralmente su Luxury24 dal 9 al 11 novembre), è stato scelto per essere proiettato il 9 novembre alla Porta di Brandeburgo, nel corso del Festival of Freedom, organizzato per celebrare il ventennale.
Uno scatto, una telecamera, un tratto di matita: il webdocumentary (in programma a novembre al Festival De 4 Ecrans al Centre Pompidour di Parigi, all'International Documentary Film Festival di Amsterdam e in una serie di appuntamenti milanesi: dal 9 novembre al 3 dicembre presso Wannabee Gallery e 15 novembre al cinema Anteo) è un viaggio multimediale lungo il confine che per mezzo secolo ha diviso l'Europa in due blocchi e nelle vite di quei ragazzi che 20 anni fa si arrampicarono sul Muro per guardare dall'altra parte e aprire un nuovo capitolo della Storia. Si incontrano, muovendosi lungo la mappa che fa da traccia al racconto, vecchi militari col petto gonfio di medaglie e giovani cadetti dal sorriso ingenuo. Fabbriche come relitti di navi insabbiate e cimiteri come foreste di croci. Trabant arruginite e fantasmi di cemento dell'architettura socialista. Si incontrano dj come Paul Kalkbrenner e scrittori come Ingo Schultze, che parlano dei nuovi, invisibili muri eretti dopo la caduta. Si fa la conoscenza di Alisa, fotografa, che percorre a ritroso la sua rotta di emigrante dalla Russia alla Germania, ricordando i lunghi inverni senza luce di San Pietroburgo, e il suo arrivo, alle 6 del mattino, in una Berlino grigia e straniera. Si fanno scoperte inattese: «A Sopron, al confine tra Austria e Ungheria, ho saputo che nel garage del mio albergo era conservato il cancello da cui tutto, vent'anni fa, è cominciato»", racconta Sciacca. «Il pezzo di cortina abbattuto il 19 agosto 1989 durante un pic nic di protesta organizzato lungo la frontiera, nel corso del quale 600 tedeschi dell'est riuscirono a fuggire all'ovest, dando inizio a un processo irreversibile». Un processo che, oggi, è entrato in una fase nuova: «Sta maturando la consapevolezza che tanto è stato conquistato, ma qualcosa si è perso: la cultura dell'est è stata divorata da quella occidentale - dice Pellecchia - noi, che ci sentiamo liberatori, siamo anche gli artefici di una colonizzazione culturale. Dovremmo cominciare a riflettere su cosa significa libertà. A vent'anni di distanza, i tempi sono maturi».
Guarda il webdocumentary su ww.theironcurtaindiaries.com
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