Mostre

Urs Fischer "violenta" il New Museum

Con sculture, foto, mura di gesso l'artista sconvolge il museo di New York

di Cristiana Raffa


Più che una retrospettiva si tratta di un'introspettiva, secondo il curatore (si può coniare la definizione "curator-star"?) Massimiliano Gioni. Il trentasettenne svizzero Urs Fischer ha dedicato l'ultimo lustro alla produzione di alcune delle opere che dal 28 ottobre hanno rivoluzionato tre dei sette piani del New Museum. Dopo aver stupito il mondo dell'arte contemporanea (che ormai si stupisce a fatica) con crateri di terra nella galleria Gavin Brown di Manhattan, donne di cera che si consumavano col calore nella londinese Sadie Coles HD, casette di pane con verdura appesa al soffitto e alberi di fotografie per la fondazione Trussardi di Milano, questa mostra rappresenta alcune autentiche novità. È la prima personale di Fischer in un museo Americano, ed è la prima volta che il New Museum si fa rivoltare come un calzino da un artista.

Il bellissimo museo affacciato su Soho si è messo a totale disposizione della sua follia pop, permettendogli di alzare pareti di cartongesso da squarciare/sfondare con opere mastodontiche, per creare un "one man show" senza lesinare. L'artista stesso è diventato allestitore, ha unito alle nuove opere alcuni dei pezzi più importanti della sua produzione. Di lui dicono che combini l'immediatezza della Pop art a un neo-Barocco gusto dell'assurdo, inserito in questo filone è sicuramente uno dei maggiori talenti sulla scena internazionale. Per il quarto piano ha pensato delle enormi sculture biomorfe in alluminio (fino a 4 metri di altezza), modellate come fossero morbide argille, a metà strada tra creature mutanti e una rappresentazione fumettistica delle pietre di Stonehenge.

Al terzo piano trompe l'oeil con sovrapposizioni di stampe e pittura hanno trasformato l'architettura in una trasfigurazione totale dell'artista. Accanto a queste grandi installazioni sono esposte anche opere più piccole, ma cariche di un'irriverenza forse ancor più impattante, come una lingua che spunta da un muro intenta nell'atto di leccare. È però al secondo piano l'opera centrale, la più importante, quella fatta per suscitare lo stupore di cui sopra: un labirinto allucinatorio formato da scatole riflettenti per comporre il quale sono state necessarie 25.000 fotografie e 20 tonnellate di acciaio. Un'installazione che riproduce una Manhattan sproporzionata dentro cui lo spettatore si immerge e cammina incontrando scarpe da ginnastica enormi, un modellino dell'Empire State Building alto circa 6 metri, un éclair gigante e cremoso, una bistecca formato brontosauro e l'effige della cantante pop Ashanti. Tutto si moltiplica e si riflette nel percorso specchiato per creare un effetto straniante o, per dirla con le parole del curatore, «una rapsodia visuale sincopata» (!).

Al di là dei giudizi di valore, quello che possiamo registrare è una tendenza ormai acclarata a rivoluzionare completamente gli spazi museali, a violare le sale, in qualche caso a violentarle. Le opere d'arte penetrano o fuoriescono da dove non ci si aspetta, diventano giostre per adulti. Fecero scalpore tre anni fa a Londra gli scivoli di Castern Holler nella sala delle turbine della Tate Modern, il pubblico faceva la fila per saltarci dentro, oggi fanno meno scalpore le opere (bellissime) incastrate da Anish Kapoor nelle stanze un tempo immacolate della Royal Academy of Arts. Adesso tocca a Urs Fischer che tenta di strabiliare all'interno di un museo che è già di per sé un'opera d'arte contemporanea. Vedremo cosa ne penserà il pubblico, se alla fine si sarà divertito con questi giocattoli oversize in un parco giochi per bambini cresciuti.

Urs Fischer: Marguerite de Ponty
Fino al 7 Febbraio 2010
New Museum
235 Bowery
New York
www.newmuseum.org

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