|
| ![]() |
IntervistaLilian Birnbaum: «Tutte le ultime volte delle mie bambine già donne»La fotografa presenta il suo libro "Transition", racconto del passaggio dall'infanzia all'adolescenza di Irene Alison |
Tags: Lillian Birnbaum, New York, fotografia
A volte accade d'estate. E allora te ne accorgi perché il costume ti aderisce addosso in un modo diverso. Il corpo ti manda segnali nuovi. Nella penombra del pomeriggio, cominci a coltivare con lui un dialogo segreto. E, intanto, ti si fa strada dentro una disarmante forma di incertezza. E una dirompente specie di forza. Di queste estati, e di altre affini stagioni di transito, racconta "Transition" (Hatje Cantz, 128 pp, € 29.80), il libro della fotografa americana Lillian Birnbaum le cui immagini sono esposte alla Andrea Meislin Gallery di New York fino al prossimo 14 agosto. Frutto di un lavoro di cinque anni, nell'arco dei quali Birnbaum ha documentato il passaggio dall'infanzia all'adolescenza di un gruppo di ragazzine, Transition si muove lungo la linea d'ombra, cercando di cattuare sulla pellicola il momento del cambiamento. Fianchi che si arrotondano appena e seni che crescono un poco. Bambine non più bambine ma non ancora donne. Ritratte dalla fotografa sulla soglia delle loro "ultime volte", quelle che si consumano prima dell'attimo in cui qualcosa - una consapevolezza inattesa, una sconosciuto pudore - si insinua a far da filtro tra noi e il mondo: l'ultimo vento a cui abbiamo permesso di tirarci su la gonna. L'ultimo albero sul quale siamo salite. L'ultimo ginocchio che ci siamo sbucciate. L'ultima volta che ci siamo lasciate fotografare senza paura di essere brutte.
Come ha cominciato a interessarsi al tema della nascita della femminilità?
Per me la preadolescenza è stato un momento fondamentale, ho una memoria molto chiara delle cose che ho visto e sentito tra gli 8 e i 13 anni, anche perché è stato allora che ho cominciato a pensare di fare la fotografa. Transition è nato dal mio incontro con Julie, la figlia di una mia amica artista: guardandola, ho deciso di lavorare su questo tema. Poi ho iniziato a fotografare anche mia figlia, per capire come avrebbe vissuto quel passaggio che è stato così importante per me e per la mia creatività.
Come si è sviluppato, nel tempo, il suo rapporto con le ragazze e come è cambiato il loro modo di relazionarsi all'obiettivo?
È cambiato tutto quando hanno compiuto 13 o 14 anni. Più maturavano la loro femminilità, il loro potere sessuale, più difficile diventava fotografarle. Cominciavano a mettersi in posa per cercare di controllare la loro immagine, temendo di risultare brutte. All'inizio, invece, erano assolutamente spudorate e fiere di se stesse. Oggi, tutte loro sono molto orgogliose delle foto: negli anni la loro identità si è progressivamente strutturata, e il fatto di essere fotografate le ha probabilmente aiutate a gestire il passaggio.
Quando ha sentito che il progetto era concluso?
Lavorare così tanto su un tema è una sfida: devi evitare di diventare ripetitivo nel tuo racconto restando fedele allo stile che hai scelto. Nel 2007 sono arrivata a un punto in cui era impossibile continuare, proprio per via dei cambiamenti intercorsi nei miei soggetti. In realtà, però, sto continuando a fotografare alcune delle ragazze, magari dalla fine di Transition nascerà un progetto nuovo...
A che cosa sta lavorando ora?
Oltre alla fotografia, mi occupo di produzione cinematografica, e i miei nuovi progetti sono legati al cinema. Dal punto di vista fotografico, già da molti anni, cerco di documentare i momenti più misteriosi e immaginifici cui assisto sui set. Dal punto di vista produttivo, invece, ho appena opzionato i diritti di "Hurry Down Sunshine" di Michael Greenberg (pubblicato in Italia da Rizzoli col titolo "Il giorno in cui mia figlia impazzì", ndr), che racconta il rapporto tra un'adolescente psicotica e suo padre. Ci tengo molto a produrlo, perché per me sarà un nuovo confronto l'età di passaggio, e un modo per tenere insieme il mio lavoro
pagina 1 di 1
|
||
| gallery | blog | |
| archivio notizie | archivio speciali | |
| titoli | tags | |
|
||
| Yoox | MyPrestigium | |
![]() |
Come Elisabetta II divenne arte contemporanea
|
| |
| |
