MOSTRE

Le evoluzioni di Popeye firmate Jeff Koons

Fino al 13 settembre alla Serpentine Gallery in mostra una selezione di lavori dell'artista

di Marta Casadei

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Tags: Serpentine Gallery, Londra, arte, Jeff Koons



Animali colorati di plastica; sagome fluttuanti, gonfiate d'aria come fossero un materassino da mare. E poi personaggi dei fumetti, uno su tutti: Popeye. L'italianizzato Braccio di Ferro, marinaio ottantenne con la pipa sempre in bocca e una passione viscerale per gli spinaci in scatola.
Basta guardare le sculture in esposizione alla Serpentine Gallery di Londra, tempio dell'arte contemporanea immerso nel verde dei giardini di Kensington, per scorgere la firma di Jeff Koons. Di questi gonfiabili dagli accenti infantili e vagamente pop, infatti, l'artista americano ha fatto il suo marchio di fabbrica. E in parte la sua coperta di Linus. Un segno distintivo che, dagli anni Settanta, ha sempre fatto capolino nelle sue opere. Fino ai fantastici Baloons che, l'anno scorso, guardavano la Grande Mela dall'alto del roof garden del Met.

In quella che si prospetta come la più grande esposizione dedicata a Koons mai allestita in una galleria pubblica inglese, fino al 13 settembre alla Serpentine si potrà intraprendere un tour visivo attraverso le "Popeye Series" che lo scultore ha realizzato negli ultimi sette anni, sculture e dipinti che reinterpretano il mondo in modo surreale, secondo la personalissima visione dell'autore.
Koons, come al solito, non smette di voler impressionare, di fare di tutto per essere al centro dell'attenzione. Lo fa mescolando elementi della quotidianità con personaggi della finzione, affiancando crostacei gonfiabili a cestini della spazzatura e sedie in una sorta di danza acrobatica che prende proprio il nome di Acrobat (2003). Poi, ricrea un delfino (Dolphin, 2003) con sottili fogli d'alluminio, non privandolo di un tocco di colore. E completa la serie delle sculture con scimmie e un bruco, intrappolato in una scala di ferro.

Il leimotiv dei dipinti è, ovviamente, Popeye. Pare che il personaggio, creato nel 1929, fosse stato pensato appositamente come antidoto alla Grande Depressione. Ottimista e sempre pronto a reagire, oggi come ieri fa parte dell'immaginario comune. E Koons, che nella sua carriera non ha esitato a fare dell'arte un mezzo per affrontare i grandi temi sociali, lo riporta al centro delle scene con questa collezione, fatta di molti pezzi finora rimasti inediti. Non mancano i classici compagni di ventura di Braccio di Ferro: Olivia, a cui è dedicata un'opera, e Bruto. Eppure di visivamente chiaro c'è poco. Le immagini si sfilacciano e sovrappongono come fossero una sorta di collage. Trionfano i colori: accesi, vivaci. E si percepiscono gli influssi dei "grandi": Roy Lietchenstein, Charles Oldenburg. Ispirazione più o meno diretta per Koons che, a rigor di logica, dei grandi fa già parte a modo suo.

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