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ARTEYoko Ono: amata artista, odiata moglieUna mostra a Venezia celebra il controverso personaggio che sfidò senso comune e Beatles di Valentina Ciuffi |
I Beatles, Lennon escluso, non la volevano in sala di registrazione, ma Yoko Ono voleva starci per forza. Litigò con Paul McCartney: il cantante voleva invertire la posizione dei nomi Lennon/McCartney nelle canzoni firmate a due, lei non glielo permise. Migliaia di fan se la presero con lei quando i baronetti si separarono e May Pang, la segretaria dei Beatles, o meglio, la moglie sostitutiva che aveva "scelto" per Lennon negli anni in cui non lo voleva intorno, la odiò profondamente per esserselo ripreso all'improvviso estromettendola a forza dalla vita del cantante. A distanza di tanti anni da quegli episodi, i cittadini di Liverpool volevano linciarla perché durante la biennale del 2004 aveva fatto girare, su volantini, striscioni e cartoline, l'immagine di un seno e quella di una vagina. Molti critici d'arte si scagliano facilmente contro la sua opera d'artista dichiarandola inconsistente, inesistente. E in tanti l'accusano di essere solo un parassita della fama di Lennon, così priva di scrupoli da utilizzare per la copertina di un suo album l'immagine degli occhiali insanguinati che indossava quando fu assassinato. A pochi giorni dall'inizio della Biennale d'arte, Venezia rende omaggio all'artista con la mostra "Anton's Memory" alla Fondazione Bevilacqua La Masa.
Certo un personaggio che non fece troppi sforzi per accattivarsi la simpatia dell'opinione pubblica, Yoko Ono è stata sempre pronta a rispondere a ogni accusa, ferma, sicura del valore dei suoi gesti: «Quegli occhiali – disse – servivano a ricordare che Lennon non era semplicemente morto, né si era suicidato, ma era stato ucciso».
Nota per aver inanellato una serie di azioni provocatorie in difesa della pace, dei diritti umani, della parità tra sessi e dell'omossessualità, Ono proveniva da una ricchissima famiglia giapponese, era stata svezzata dai domestici ed educata nella scuola degli imperatori. Giunta a New York a soli 19 anni, mostrò subito, con grande disappunto da parte dei suoi genitori, la sua anima ribelle e anticonformista. Tra i primi membri del movimento artistico Fluxus, nudità e sessualità entrarono liberamente nelle sue performance, in nome del femminismo e dell'emancipazione.
Se la sua opera può dirsi "inconsistente" è soltanto nel senso di effimera, priva di ossessioni per le forme, caratterizzata da una certa indefinitezza e aperta all'intervento del pubblico. Yoko Ono fu tra le prime a diffondere e praticare un'arte performativa, in parte figlia della tradizione giapponese, e volta a creare eventi "fluttuanti" quando la cultura occidentale faticava a staccarsi da un supporto capace di rimanere, come una tela, un pezzo di bronzo, un pezzo di marmo.
Nell'ampia retrospettiva veneziana, questo aspetto è ben in mostra: tra le stanze di Palazzetto Tito, la musica dell'artista si diffonde immateriale, i visitatori partecipano all'opera "My mommy is beautiful" lasciando un pensiero o un ricordo rivolto alle proprie madri, e sono attratti, fra l'altro, dai due schermi che mostrano "Cut Piece", una delle più note performance dell'artista: spogliata dai suoi spettatori, che con un paio di forbici le tagliano il vestito, Yoko Ono rimane nuda, prima a 32 anni, poi a 70, dentro un'azione violenta, potente, ancora più efficace nel suo ripetersi a distanza di anni.
"Anton's Memory"
Giovedì 28 maggio – 20 settembre Fondazione Bevilacqua La Masa, Palazzetto Tito, Dorsoduro 2826, Venezia
http://www.bevilacqualamasa.it/
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