Takashi Murakami

ARTE

A Bilbao i manga-pop di Takashi Murakami

Il Guggenheim dedica una mostra all'artista che gioca con la moda e le nevrosi del consumo

di Elisa Anzolin



L'hanno chiamato l'Andy Warhol giapponese: nelle sue creazioni, al posto di Marilyn Monroe e delle zuppe Campbell's, ci sono i personaggi di manga e cartoni animati. Coloratissimi mostri dai denti aguzzi, piccoli fiori sorridenti e prosperose ragazzine che spruzzano latte dai seni sono i soggetti delle sue opere, quotate centinaia di migliaia di euro. Così Takashi Murakami, 47 anni, occhiali tondi e pizzetto, è diventato il volto orientale della Pop Art, e il museo Guggenheim di Bilbao lo celebra con una retrospettiva: dal 17 febbraio al 31 marzo le sale dell'edificio disegnato da Frank O. Gehry accoglieranno 90 opere tra quadri, sculture e installazioni.
Murakami si ispira alle icone degli otaku (i ragazzi che passano gran parte del loro tempo chiusi in casa con una passione ossessiva per i manga e le anime) tanto da definire il proprio stile "Poku", fusione di "pop" e "otaku". Il mondo degli otaku è la via che l'artista sceglie per indagare la società. Dietro i colori vivaci e le facce buffe dei suoi quadri, c'è la denuncia dell'emarginazione di questa subcultura, che invece l'artista vede come l'estrema manifestazione di un malessere che attraversa l'intero popolo giapponese.
Con Warhol, Murakami ha in comune anche l'attenzione per la "commercializzazione" dell'arte. Le sue creazioni non restano confinate in musei o gallerie ma entrano nel campo della moda e del marketing. Per Louis Vuitton Murakami ha disegnato nel 2002 una serie limitata di borse inserendo figure ispirate ai manga nella classica texture dello stilista. Ma i suoi disegni non compaiono solo sulle passerelle, sono ovunque: su dischi, tappetini per il mouse, cover di iPod, giocattoli e gadgets di ogni tipo. E' Murakami stesso a volere e curare la commercializzazione della propria immagine, una scelta spesso criticata dai "puristi" dell'arte.
Le sue creazioni artistiche prendono vita nel suo quartier generale a Tokyo, la "Hiropon factory" (anche Warhol aveva chiamato "industria" il suo atelier). Ma se Murakami le pensa e le progetta, la loro realizzazione è lasciata ai circa cento assistenti, spesso veri e propri artisti che qui a volte trovano un trampolino di lancio per una loro carriera artistica autonoma. All'interno dell' Hiporon, Murakami non solo lavora, ma ci vive e coltiva i suoi hobby: anche questi non convenzionali, come collezionare le più diverse specie di cactus

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