new york

Avanguardia e margaritas al PS1 del Queens

Il centro d'arte contemporanea si è trasformato in spazio alla moda

di Cristiana Raffa



Di solito chi prende la metropolitana da Manhattan verso il Queens e scende alla fermata Court House Square, lo fa per visitarlo. La scritta a caratteri cubitali è come uno schiaffo in faccia che urla: «Ci sono ancora, sono sempre io: P.S.1». Ovvero Public School 1,uno dei centri d'arte contemporanea più importanti al mondo.
Un tempo al P.S.1 entravano esclusivamente squattrinate avanguardie artistiche e i pochi incompresi che le seguivano, oggi il centro (che dal 2000 ha una partnership molto problematica con il Moma) cerca di adeguarsi sempre più a quelli che ormai sono i suoi competitor come il Metropolitan o il risorto New Museum.
All'opening di fine ottobre c'erano giovani alternativi, famiglie, ma anche signore con l'ultima borsa di Marc Jacobs e tacchi altissimi. Molti dei partecipanti al festival di musica elettronica Warm Up, che da dieci anni si svolge d'estate tra gli spazi del centro, sono i millennials della Grande Mela che si mischiano senza disagi ai nuovi abitanti del Queens. Questo è il bello del P.S.1: una casa dell'arte aperta e in continua trasformazione.
Le mostre autunnali sono state accolte positivamente segnando un passaggio ad una cura nei dettagli tipica dei grandi musei. La maggior retrospettiva americana su Gino De Dominicis, a dieci anni dalla sua scomparsa, anconetano maestro di provocazione, è stata allestita in maniera eccellente al piano terra dell'edificio.
Molto interessanti anche i video di Robert Boyd che riflettono sulla paranoia sociale in un'era segnata da difficili questioni politiche, la mostra NeoHooDoo, Art for a Forgotten Faith, e la "Swimming Pool" di Leandro Erlich.
Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando i talentuosi "squattrinati" di New York si riunivano intorno ad Alanna Heiss, la "mamma" del PS1 (che dopo 37 anni di attività ha da pochissimo lasciato la direzione del centro) una donna speciale e di grandi intuizioni che nel 1971 creò l'Institute for Art and Urban Resources, un'organizzazione per la trasformazione di spazi urbani inutilizzati in studi d'artista. Nel 1975, insieme all'artista Gordon Matta-Clark, si innamorò di questa vecchia scuola abbandonata di fine Ottocento. Riuscirono ad affittarlo e a rimetterlo in sesto. L'anno dopo, con una mostra intitolata "Rooms", realizzata con pochi soldi messi insieme all'ultimo momento, venne inaugurato lo spazio espositivo. Artisti come Richard Serra e Walter De Maria, all'epoca semisconosciuti, furono chiamati a creare opere d'arte appositamente per quegli spazi.
Negli anni Ottanta il P.S.1 fu veramente un multi-art center ospitando performance di danza e musica, mostre, letture, un luogo aperto alla sperimentazione più spinta e una casa per gli artisti. La New York anticonformista passava di qua: personaggi come Keith Haring, Jean Michel Baquiat, Dana Shutz aveva trovato nella ex-scuola un posto felice di raccogliere i loro deliri. Al P.S.1 non si indossava la cravatta, e il bar era open 24 ore perché gli organizzatori facevano rifornimento a margaritas per lavorare tutta la notte. Trent'anni dopo si beve ancora margaritas alle inaugurazioni, ma a Manhattan si torna in taxi.
http://www.ps1.org/

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