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Elezioni UsaNelle gallerie di New York sale la febbre ObamaViaggio nelle realtà artistiche della Grande Mela che hanno già deciso chi vincerà le elezioni di Cristiana Raffa |
Tags: New York, Obama, Manhattan, Shepard Fairey, Museo del Sesso, McCain , New York Times, Bowery, Lazarides, Banksy, Chelsea
New York in questi giorni è un mare di Obama. Il candidato democratico è ovunque, in tutte le salse. Nei negozi di scarpe e alimentari, su spillette, adesivi, magliette, graffiti, su banchetti sparsi in ogni angolo di Manhattan.
L'America è grande e tutto è appeso ad un filo fino all'ultimo, ma non a New York, qui i sondaggi lasciano il tempo che trovano, qui la febbre sale e Obama ha già vinto. L'iconografia dominante è quella dell'artista californiano Shepard Fairey che ha creato l'immagine più nota di un Barack-pop, adottata dalla campagna ufficiale.
Il fermento artistico in vista delle elezioni è alle stelle. Si succedono eventi culturali e opening nelle gallerie che parlano il linguaggio delle politica rivisitato dai creativi. La dissacrazione si mischia alla speranza del cambiamento.
Il 17 ottobre in una nuova galleria, Toy Tokyo, al primo piano di un palazzone nel Lower East Side c'era una folta rappresentanza di street artist newyorkesi, la coda per entrare si estendeva per tutto l'isolato di 2nd Avenue compreso tra la 6th e la 7th St. All'interno delle due stanze dove erano esposti i toys raffiguranti il leader democratico in decine di particolari versioni, si faceva a gomitate, attendendo che si palesasse Ron English a firmare i suoi poster con Obama-Abraham Lincoln. In poche ore gli Obama giocattolo sono stati tutti venduti per cifre dai 200 dollari in su, il ricavato per la campagna elettorale naturalmente.
Tre sere prima, al Museo del Sesso, un altro evento ha radunato molti newyorkesi. Il dibattito finale tra Obama e McCain è stato proiettato in diretta su decine di schermi allestiti come quadri. Persone sedute per terra a godersi le frecciatine fra i due candidati, risate corali sulle vicende di Joe "the plumber", l'idraulico che teme le tasse diventato famoso suo malgrado proprio quella sera. Nella sala accanto Molly Crabapple, provocatrice fumettista in salsa burlesque battezzata dal New York Times "a downtown phenomenon", si faceva fotografare accanto al suo poster "Politics", raffigurante gli animali simbolo dei due partiti, asinello e elefante, immaginati da lei in chiave pornografica.
Lungo la Bowery, negli anni '70 ricettacolo di criminali e homeless e oggi zona alla moda, ha aperto una galleria Lazarides, noto a Londra per i suoi legami con Banksy e altri talenti della scena underground internazionale. Visibile dalla strada sulla vetrata della Lazarides Gallery campeggia un Bush composto da minuscole immagini di organi genitali, è un quadro di Jonathan Yeo, inglese conosciuto per i suoi ritratti dissacranti di personaggi dello showbiz e della politica, definito dal partito repubblicano "estremamente spiacevole". Ma anche nelle gallerie patinate di Chelsea è entrata la politica. Negli spazi immacolati del collezionista David Zwirner sono esposte le macchine per il voto originali usate in Florida per le elezioni presidenziali del 2000, quelle dei conteggi contestati. Sono state usate da quattro artisti (Standford Biggers, Marcel Dzama, Mickalene Thomas e Fred Tomaselli) per creare delle installazioni eloquenti. Il direttore della fondazione che ha commissionato le opere dice di aver chiesto agli artisti qualcosa che facesse riflettere le persone sulle conseguenze del proprio voto.
www.obamaartreport.com
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