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Girare per Barcellona tra giugno e agosto dà la sensazione di trovarsi al centro di tutto quello che di nuovo si muove sulla scena europea. Il Grec festival che per più di un mese invade letteralmente la città ormai da trentadue anni, è solo una delle facce di quella che rappresenta ormai la capitale delle nuove tendenze non solo per l'arte, ma per tutto quello che riguarda lo stile di vita: dall'abbigliamento (vedi vintage), all'intrattenimento (vedi locali, chiringuiti e via dicendo), alla musica. Barcellona è diventata una sorta di logo. Non a caso, la città catalana è stata eletta sede di artisti e musicisti in fuga dai loro paesi per cercare ispirazione. Non stupisce dunque trovare al Grec non solo il meglio del panorama internazionale, ma addirittura spettacoli che anticipano le nuove ondate artistiche. Un mix di commerciale e "alto" che fa saltare le normali categorie di catalogazione dei festival estivi e che per anni è stato visto come il limite della rassegna, accusata dai critici di essere dispersiva per il suo carattere eclettico da cui nascevano accostamenti alquanto singolari ma sicuramente stimolanti. Componente che si ritrova anche nel cartellone di quest'anno dove - pur rimanendo le tradizionali distinzioni tra musica, danza, teatro e arte contemporanea - si alternano scena barcellonese e inglese (un vero festival nel festival dal nome Panorama Uk), orchestra di Piazza Vittorio, hip hop e Mozart e tanta, tantissima danza, grazie alla programmazione di Ricardo Szwarcer - dall'anno scorso nuovo direttore artistico - che sembra avere un occhio di riguardo per le nuove produzioni. Ma il carattere del festival è dato anche - e soprattutto - dalla collocazione e dalla capacità di creare linee programmatiche con le varie realtà culturali di Barcellona. Partendo dal Grec, anfiteatro greco che si trova sul Montjuic, gli spettacoli si diramano tra Placa del Rei, la Fondazione Mirò, strade, piazze, vicoli mentre il Macba ( il museo d'arte contemporanea), il museum Ricasso e il Palau de la Musica rimangono aperti tutta la notte per ospitare installazioni e concerti. Così tra uno Stravinsky rivisitato in salsa spagnola – La storia del Soldato di Nigel Lowery e Amir Hosseinpour che inaugura la rassegna – e uno Shakespeare in chiave moderna – El rei Lear di Oriol Broggi – dal 25 giugno al 5 agosto ancora una volta la città conferma il suo carattere di musa ispiratrice della scena
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