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mostreDubai simbolo(e spettro)del XXI secolo Una mostra per scavare nel cuore dell'Emirato, unità di misura dell'evoluzione culturale di Marta Casadei |
Tags: Dubai, Rem Koolhaas, Prada, Jack Persekian, Vitra Design Museum
Il protagonista indiscusso è il contrasto. C'è quello quasi accecante tra il deserto e la luce che si riflette sui grattacieli che svettano fieri, dinosauri spuntati in mezzo al niente. E poi c'è quello tra lo sfarzo quasi opulento degli arredamenti interni e la semplicità di ciò che gli sta intorno: il grigio del metallo, il bianco della sabbia, l'azzurro del cielo. Tutto questo si può riassumere in una parola: Dubai, regno indiscusso delle tante contraddizioni contemporanee, oasi di lusso sfrenato per alcuni e simbolo di ingiustificabile degenerazione per altri.
Un mondo «altro» che è continuamente esposto ai riflettori dei media mondiali, ed ora non si sottrae alla piccola lente di ingrandimento di una mostra che si intitola «Dubai Next: Face of 21st Century Culture».
La sede è europea – una delle città svizzere maggiormente all'avanguardia quando si parla di arte e design: Basilea – e la fama dei curatori precede di misura i loro nomi: il primo è l'archistar olandese Rem Koolhaas, che si potrebbe citare indifferentemente per il nuovo progetto milanese della fondazione Prada o per uno dei magnifici lavori del suo studio OMA; il suo compagno di avventura è il palestinese Jack Persekian, anch'egli architetto dal curriculum a cinque stelle. Lo scopo della mostra, al Vitra Design Museum fino al 14 settembre prossimo, è tentare di leggere il contrasto incarnato da Dubai penetrando nell'essenza vera e propria della città, sbirciando dietro i grattacieli e incontrando gli sguardi della gente, vera forza motrice del paese.
Per spostare, una volta tanto, l'occhio di bue dai campi da golf e dalle piste da sci costruite nel deserto alle persone che, provenienti da 200 paesi diversi, costituiscono il tessuto vivo dell'emirato, la neonata Dubai Culture and Art Authority ha chiamato a raccolta artisti di tutto il mondo per raccontare, attraverso la fotografia, la storia di Dubai da una prospettiva culturale. I fotografi – tra i quali spiccano Reen Al Ghaith, Reineke Otten e Lamya Gargash – hanno cercato di interpretare la città come simbolo di un' evoluzione culturale e sociale che continuerà nei prossimi decenni, una trasformazione che sembrerà privilegiare la multiculturalità e il trionfo dell'urbanistica sotto il vessillo del design di qualità.
Concetti che, poco più di vent'anni fa, trovavano concreta espressione proprio nel luogo che ora ospita questa mostra. Negli anni Ottanta il Vitra Museum e gli edifici circostanti, progettati da superstar dell'architettura come Zaha Hadid, Tadao Ando e Alvaro Siza, costituivano un primo esempio delle enormi potenzialità del design, capace, con la sua ambizione, di trasformare un luogo tanto da conferirgli importanza. « Ma se guardassimo a Dubai – dice Rem Koolhaas – come a una città normale, giovane e che sta maturando, una città con tutti i suoi problemi ma che ha costruito se stessa in corsa, in un' epoca di city marketing? ». Un'epoca in cui il bello sta nell'andare sempre meno verso le regole e sempre più verso l'eccezione.
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