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Una sala immensa che curva, bianca, e tante immagini a rompere la continuità della parete: grandi, piccole, in alto, in basso, nell'insieme costruiscono uno strano disegno; sono appiccicate al muro, semplicemente. Foto nude, scorniciate e pungenti. Succede a Parigi nel 2002, al Palais de Tokyo, allora inaugurato da poco: uno spazio istituzionale e d'avanguardia, un modo dell'allestimento insolito ed efficace. È una delle più importanti personali di Wolfgang Tillmans e una mostra geniale. Il gioco si costruisce attraverso il potere di tutte quelle fotografie e di ognuna di esse, ma soprattutto nell'incastro tra l'una e l'altra. È un percorso con pochi confini scritti, tra accostamenti improbabili e sintassi inaspettate, di forme, di colore e persino di materia. Fotocopie, stampe digitali, analogiche, opache, lucide. Sono passati sei anni e il lavoro di Tillmans, dagli esordi (1986) alle sue ultime evoluzioni, trova un altro grande spazio, un altro modo speciale di essere raccontato. La mostra all'Hamburger Bahnhof di Berlino è tanta: una lunga infilata di stanze, moltissimi lavori, intensità ininterrotta. Ancora una volta molto viene dall'orchestrazione puntuale dell'allestimento. Da immagine a immagine, di formato in formato, da una tecnica di stampa all'altra, il discorso si articola tra i lavori più tipici di Tillmans – a ritrarre una quotidianità pop, alternativa e un po' sfasciata, i suoi corpi, i suoi gesti, anche le sue nature morte – poi quelli che raccontano il suo rapporto con la cronaca o i grandi fenomeni naturali e, ancora, quelli venuti delle sue ultime indagini dentro una forma d'astrazione potente e tutta nuova. Sia un ragazzo qualunque che si affaccia su un tramonto di New York, siano le sue scarpe mollate in una stanza, sia una bottiglia di plastica con dentro un fiore sgualcito o il vagone di qualunque metrò, le immagini di Tillmans sono incredibilmente capaci di farti sentire che, proprio in quel momento da niente, c'è qualcosa di denso e indicibile. Ogni scatto di Tillmans è una frase impossibile, un gesto che trasferisce come per magia una sensazione: non tanto il suo segno, quanto il suo peso specifico. È una sensazione, una vibrazione non ordinaria di fronte al solito: quella che ha percorso chi fotografava. Arriva a chi guarda, con tutto l'intorno, rotondo, quel che c'è oltre ai confini poco marcati della foto. Forse proprio per questo, le immagini di Tillmans si caricano dialogando le une con le altre, forse per questo, all'Hamburger Bahnhof il contrappunto coi lavori astratti costruisce combinazioni ancora più misteriose e vincenti: la serie Freischwimmer, gli studi "Lighter" e "Paper Drop", e altri lavori pieni di colore e con poca forma, d'un tratto possono sembrare la visualizzazione di quella patina ineffabile e attraente che c'è in tutti i suoi scatti. Quasi come se le intonazioni invisibili presenti nelle sue foto prendessero corpo, si materializzassero ed entrassero in rapporto con esse, in modo esplicito, e affascinante.
www.hamburgerbahnhof.de
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