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È nata nel 2007 anche per celebrare il fastoso restauro del Grand Palais; punta sin dalla sua apertura su un titolo che ammicca alla grandeur , ma ha in sé - per chi si interessa al processo di creazione contemporaneo - qualcosa di incombente: Monumenta. Si apre con il fine dichiarato di consacrare degli artisti disposti a pensare per lo spazio opere che accettino la sfida di una delle più significative architetture di Parigi costruita nel 1900 per la Grande Esposizione e caratterizzata dalla sua gigantesca vetrata. Lo scorso anno nonostante nascesse alla vigilia del Grand Tour e in prossimità dunque delle tre grandi manifestazioni dell'estate (la Documenta di Kassel, la Biennale di Venezia e la Fiera di Basilea), Monumenta ha attratto l'attenzione di moltissimi visitatori accorsi anche dall'estero. Le previsioni dicono che aumenteranno ancora. Tra i fini dichiarati di Monumenta c'era quello indiscutibilmente raggiunto di produrre grandi dibattiti aperti al pubblico, per una volta non affidati a nomi noti dei mass media ma ad autentici specialisti dell'arte, della scienza, dell'universo della ricerca.
Per l'edizione d'apertura la mostra fu affidata ad Anselm Kiefer, per questa seconda edizione è lo scultore americano Richard Serra a impadornirsi dello spazio, attendendo Christian Boltanski che si presterà alla sfida di Monumenta il prossimo anno. Si vocifera di spese e budget molto alti a fronte di uno sforzo reale per raggiungere con la qualità il grande pubblico. Tollerabili per l'antica capitale dell'arte europea in una stagione di stanca, dove nessuno degli artisti che operino sulla scena locale riesce ad assurgere al ruolo faro che un tempo avevano i francesi e in cui gli stessi musei battono piuttosto la fiacca? Alcuni dicono di no, altri elogiano invece questo ritorno alla competizione tra l'uomo e lo spazio, e l'apertura, finalmente, ad artisti che assumano il peso del loro ruolo. La decisione di esaltare un solo nome all'anno fa ovviamente discutere. Sulla scelta di Monumenta la scena artistica internazionale e francese si divide.
Richard Serra accettando di essere l'artista cui Parigi rende omaggio ha deciso per questa sua esposizione di puntare tutto, neanche a dirlo, sulla sua maestria e il suo stile inconfondibile. Da più di trent'anni le sue sculture appassionano per le loro geometrie improbabili e per un minimalismo di linee e materiale (l'acciaio cui viene dedicata una grande attenzione) capace di assurgere a monumentalità. La scelta di Serra si rivela dunque azzeccata e ardita. Imponenti nello spazio e per certi versi non solo riflessi di un'estetica ma di un'angoscia dell'epoca, steli curve, assi di visione, placche dalla rotazione resa innaturale compongono un affascinante universo nel quale gli spettatori si perdono investiti dalla luce che piomba su di loro dalla splendida vetrata. Tra gigantesche lastre che impediscono che si possa avere per due volte la stessa visione dell'opera, stabilità e forza di gravità vengono percepiti in modo nuovo in una suggestiva promenade. In un legame saldo alla storia dell'arte lo scultore prova attraverso la sua concezione dello spazio a mutare la nostra, a rivelarci altri e inattesi aspetti degli equilibri dell'epoca. Il commento più appropriato ci è sembrato quello di una coppia di turisti italiani che osservavano arrivare i camion e le gru che stavano trasformando l'interno del celebre Grand Palais. Come in una vignetta di Sempé si sono lasciati andare a quest'indimenticabile giudizio: «si direbbe una mostra fuori dalle righe».
www.monumenta.com
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