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Un rendez-vous d'eccezione quello tra la poetessa Emmy Ball-Hennings e Joseph Conrad, maestro della prosa otto-novecentesca. Soprattutto se l'incontro avviene, postumo, sulle tele di un artista d'avanguardia. Matthias Bitzer, trentatreenne pittore e scultore tedesco, questa volta ha voluto che fossero proprio le opere della sua collezione "Between two oceans" a fare da ponte tra due persone che mai si conobbero e due mondi – o oceani che dir si voglia – distinti , l'uno legato alla musa del dadaismo zurighese e l'altro allo scrittore polacco, per farli entrare in contatto in una dimensione puramente artistica. Senza mai lasciare da parte i toni della riflessione filosofica. Alla sua prima personale in Italia, Bitzer completa con questa mostra la trilogia dedicata a Emmy Ball-Hennings. Dopo aver presentato le prime due parti del progetto rispettivamente alla Galleria George Kargl Box di Vienna e alla Städitsche Galerie di Nordhorn nel 2007, per il terzo capitolo della propria saga visiva Bitzer ha scelto Milano: la mostra è in esposizione alla galleria Francesca Minini fino al 17 maggio. Il fil rouge della collezione è quello della complessità, della frammentarietà e della poliedricità: caratteristiche tipiche e quasi imprescindibili della personalità umana che i protagonisti dell'esposizione hanno saputo fare proprie, interpretare nelle loro opere ma anche nella vita. Se Emmy Ball-Hennings, poetessa ma anche attrice e fondatrice del famoso Cabaret Voltaire, incarna perfettamente la figura dell'artista eclettica e sfaccettata, capace di sublimare nella propria attività gli aspetti più interessanti e al contempo diversi dell'universo arte, è stato il suo interlocutore, Joseph Conrad, a tracciare con la propria penna personaggi che rispecchiassero appieno la complessità umana, con eleganza e perizia. Dalla riflessione sull'uomo alla creazione artistica all'insegna dell'eclettismo, della molteplicità e della contaminazione: il giovane artista di Stoccarda ha dipinto su tela e muri, scolpito e plasmato. Tracciando cerchi, spirali e cubi – colorati e sovrapposti tra loro – che sovrastano e quasi nascondono la figura umana. Che rimane sullo sfondo. Ha utilizzato e fuso, intrecciato tra loro materiali diversi: filo di ferro, stoffa, plastica, vetro. E ha dato vita ad opere che fossero in grado, come lui stesso ha affermato, di «tradurre simbolicamente la realtà rendendo visibile ciò che non lo è». Strizzando l'occhio ai due (inconsapevoli) grandi ispiratori della sua arte.
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