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visioni d'autunnoRussia, Israele e i Beatles, le nuove strade del cinemaGuardiani del giorno, Meduse e Across the universe di Boris Sollazzo |
Tags: regista , indipendente, festival, regia, film
Tante le uscite nelle prossime settimane. Forse troppe, e spesso la quantità nasconde scarsa qualità. Nella splendida interpretazione di uno sceneggiatore nostalgico de "L'amore non va in vacanza", Eli Wallach diceva: «Ai miei tempi uscivano nove film in un mese. Ora altrettanti, ma in un fine settimana». Fortunatamente nelle prossime tre settimane ci sono, nel mucchio, opere importanti, diverse, coraggiose. Il 9 novembre esce "I guardiani del giorno", secondo capitolo della saga fantapolitica del regista Tibur Bekmembatov, che in un mercato non piccolo come quello russo, ha stracciato la concorrenza de Il signore degli anelli e Spiderman con il primo capitolo. Questo simpatico e attempato giovanotto, nato il 25 giugno del 1961 in Kazhakstan, un giorno prese valigia e coraggio e andò in America ad incontrare Roger Corman, il vate del cinema commerciale indipendente, l'incubo delle major, l'uomo che scoprì Jonathan Demme, Francio Ford Coppola, Martin Scorsese. Roger, che invecchiando non ha perso la voglia di scommettere sul talento, gli dà da fare due filmacci dei suoi, sexploitation allo stato puro. Ha imparato a fare cinema, e molto bene. E ora ha milioni di estimatori per questo fantasy che vede l'eterna lotta tra Bene e Male in una versione gotica e postmoderna. I guardiani della notte e del giorno, con un certo cinico disincanto e con poteri molto particolari, sono i vigili urbani di questa guerra eterna: fanno persino delle multe (o anche peggio) a chi, da una parte e dall'altra, esagera nel proselitismo o nelle azioni di disturbo, buone o cattive che siano. Luce e buio sono metafore elementari, e ovviamente tutto gira attorno ad una centrale di energia elettrica. Divertenti le citazioni politiche: i cattivi sono i nuovi capitalisti (fighi e "pacchiani") in odore di mafia, i buoni (e sfigati) gli ex comunisti. Presi in giro entrambi con sottile ironia. Su tutti l'ottimo, emaciato e imbronciato protagonista Konstantin Khabensky.
Il 16 novembre invece arriverà la Camera d'Or di Cannes, il miglior esordio del festival: "Meduse" di Etgar Keret e Shira Geffen, lo spaccato di un Israele diverso, "normale". Senza violenza, ideologie e sospetti ma con un mare conciliante, sfondo di dolci storie di solitudini. Due giovani sposi irrequieti e una bella scrittrice triste. Una cameriera dagli affetti bizzarri alla ricerca perenne di una bimba e di se stessa. Una fotografa "schiava" delle sue immagini che non interessano nessuno. Una domestica immigrata dalle Filippine e un'anziana malsopportata persino da se stessa. A fare da sfondo, una splendida Vie en rose cantata in ebraico da Corinne Allal. Un gioiello di regia, sceneggiatura e recitazione. Un film atipico e diverso, come le sue splendide attrici.
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