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personaggiRobert e Gerda, l'amore sul campo di battagliaA New York una mostra unisce i lavori di Iren Alison |
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A lui piaceva Frank Capra. A lei, immaginarsi diva come Greta Garbo. Ma a entrambi, più di tutto, piaceva il brivido del campo di battaglia. Stare al centro dell'azione con la macchina fotografica al collo, e puntarla dritta sulla Storia.
Robert Capa e Gerda Taro, nomi d'arte dagli echi hollywoodiani di André Friedman e Gerda Pohorylle, sono i protagonisti delle due mostre con cui l'International Center of Photography di New York ripercorre momenti e scatti fondamentali della carriera, e dell'amore, dei due grandi fotografi. La loro storia comincia nella Parigi degli anni 30, quando André non è ancora Robert e Gerda porta ancora un cognome polacco. Lei, fuggita dalla Germania nazista, lui, in cerca di fortuna lontano dalla sua Ungheria. E finisce nell'unico posto in cui poteva finire: nel bel mezzo di una guerra. Lei, investita da un carro armato in Spagna nel '37, mentre documentava gli scontri tra repubblicani e franchisti. Lui, saltato su una mina in Vietnam nel '54, al fronte della prima guerra di Indocina. Vite brevi diventate leggenda per l'intreccio fatale di audacia, amore, spericolato talento. Per uno scatto – quello del miliziano della Guerra Civile Spagnola colto dall'obiettivo di Capa nell'atto di morire, attorno al quale ancora si fanno e si disfano le teorie della visione. Per il coraggio di essere stati i primi, come dimostrano le foto realizzate da Taro a metà degli anni '30, a sfidare, da donne, le armi degli uomini. E per la passione che teneva i due fotografi fianco a fianco nella polvere, spesso intenti a rubare le stesse immagini: Gerda usando una Rollei con la pellicola quadrata, Robert con il formato rettangolare della sua Leica.
«This is war! Robert Capa at work» e «Gerda Taro», i due percorsi espositivi curati da Robert Whelan e Irme Schaber per l'Icp, partono dall'analisi delle innovazioni portate al linguaggio fotografico dai due reporter negli anni '30 e '40. Più di 80 scatti per Taro e le più belle immagini celebri di Capa per tornare a interrogarsi su ragioni e confini della visione. E per farsi sorprendere ancora una volta dall'azzardo di chi sfida, con un click, la vita e la morte.
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Gala a New York per il premio amFar a Roberto Cavalli
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