|
| ![]() |
IntervistaMartì Guixé: «Così immagino gli spazi»L'eclettico designer crea negozi in tutto il mondo di Valentina Ciuffi |
Tags:
«So che può sembrare un paradosso, ma vorrei che i miei progetti fossero funzionali e spiazzanti allo stesso tempo». A un certo punto si è autodefinito "ex-designer", qualcuno insiste nel chiamarlo "food designer", ma al momento, Martí Guixé (1964, Barcellona) sembra piuttosto stufo di qualsiasi definizione, e opera con successo in molti campi, disegnando nuove funzioni, prima ancora che nuove forme. In questa intervista lo ascoltiamo soprattutto in qualità di disegnatore di spazi. Dopo aver progettato quasi tutti i negozi di calzature Camper - uno più bello dell'altro sparsi per il mondo (l'ultimo inaugurato a Miami pochi giorni fa) -, e dopo aver regalato spazi originali e autentici al marchio di abbigliamento Desigual, si appresta a rivoluzionare gli shop del brand turco Mavi, presente in tutto il mondo con i suoi jeans.
Cosa dobbiamo aspettarci dal negozio di Mavi che aprirà tra poco a Istanbul?
La richiesta del cliente era di restituire un'immagine che parlasse del carattere mediterraneo dell'azienda: senza essere campanilisti, volevano qualcosa che si differenziasse dal trend occidentale e americano. Per questo ho scelto di creare uno spazio più caotico e vitale: l'effetto si ottiene soprattutto con la disposizione degli oggetti e degli articoli in vendita, simile a quella di un mercato - ho usato, ad esempio, i carrelli dei venditori ambulanti che si vedono per le strade di Istanbul. Le linee sono sobrie, i colori chiari (varie tonalità del bianco), ma lo spazio è più intricato che lineare, e alcuni elementi grafici alle pareti scaldano la scena. La mia operazione di restyling si inaugurarerà in gennaio al Bread & Butter di Berlino, dove lo stand di Mavi sarà abitato da una Denim Forest: i visitatori cammineranno letteralmente in una foresta di jeans.
Qual è il suo approccio quando deve affrontare un'operazione di restyling, trova innanzitutto i difetti dello spazio preesistente?
Dopo tutti questi anni passati a disegnare negozi per me è semplice individuare particolari "difettosi". Alcune regole basiche del Feng Shui, per esempio, sono infallibili: niente marchi in terra da calpestare, né sulle porte a vetro automatiche che aprendosi li scompongono e li fanno sparire. In generale credo sia facile sviluppare un buon concept per un retail, e non capisco perché ci siano così tanti progetti sbagliati. Uno degli errori più diffusi, è la brutalità con cui gli spazi commerciali di oggi assalgono i possibili acquirenti, quasi volessero iniettare una pozione che istiga all'acquisto.
Dunque cosa invita un cliente a entrare? Cosa lo fa restare? E comprare?
Vorrei provare a spiegarmi con una metafora: poniamo che un negozio sia una persona, una persona a un party, cioè in una situazione in cui c'è molta gente, come in una strada commerciale. Per cominciare, a una festa avviciniamo qualcuno perché lo conosciamo, perché ci hanno parlato molto di lui, o perché si distingue dagli altri (è il caso del mio shop di Camper in via Montenapoleone, tutto graffiti fra vetrine e cliente chic). Poi, rimaniamo in compagnia della persona che abbiamo scelto, se la conversazione è interessante e piacevole, ce ne andiamo se è noiosa o fastidiosa. Infine se ci piace seguiamo i suoi consigli su ciò potrebbe essere interessante per noi. Probabilmente invece ce ne andremmo se fosse insistente e cercasse di venderci le sue idee!
Come ha lavorato per il suo ultimo shop di Camper a Miami?
Nel progetto ci sono alcuni elementi surreali e spiazzanti che mi convincono davvero: le lampade, ad esempio, sembrano sfidare la forza di gravità: lo stelo è così lungo e esile che non sembra poterle sostenere, e il filo con cui sono appese al soffitto è quasi invisibile. Poi mi piace l'idea che le scarpe siano poggiate su dei gradoni-sofà, gli stessi su cui si siedono i clienti. La scarpa sul divano è un po' un tabù, che mi diverte trasgredire.
In molti casi ha interpretato tipologie di spazio già esistenti (negozi, ristoranti), in altri (come Food Facilty) inventa format che non esistono: anche questo è compito di un designer?
Food facility è un ristorante non ristorante, dove le persone possono sostare al tavolo rifornendosi di cibo attraverso il telefono: lo spazio infatti è servito da tutti i tipi di take away. Sì, penso che un designer dovrebbe inventare soluzioni che ancora non esistono, per esigenze contemporanee che si sono già manifestate. "Nuovi Business Model", ne ho già immaginati 25, e vorrei che diventassero un libro.
pagina 1 di 1
|
||
| gallery | blog | |
| archivio notizie | archivio speciali | |
| titoli | tags | |
|
||
| Yoox | MyPrestigium | |
![]() |
Come Elisabetta II divenne arte contemporanea
|
| |
| |
