INTERVISTA

Parigi incorona
Jaime Hayon

Alla fiera Maison&Objet una retrospettiva del designer
spagnolo, di casa anche in Italia, stratega della confusione massima

di Valentina Ciuffi

Rating:
3.8
Rating 3.8

Tags:




Spagnolo, da poco ufficialmente di stanza a Londra, in realtà "sparso" per l'Europa: una casa a Valencia, un ufficio a Barcellona, mezzo studio ancora in Italia, nei pressi di Treviso, dove per anni ha diretto il dipartimento di Design di Fabrica. Poi, sempre in giro per il mondo, per lavoro, per piacere. La settimana prossima, alla Maison & Objet, Jaime Hayon, trentasei anni, sarà il più celebrato fra i designer: si è aggiudicato il prestigioso premio "Designer scènes d'intérieur 2010" e la nota kermesse parigina si prepara a dedicargli due mostre. Se in città, nel grande negozio di Silvera, saranno esposte, e in vendita, quasi tutte le sue creazioni più introvabili e verrà presentata in anteprima la nuova collezione per l'azienda inglese SE', in fiera, la retrospettiva "Moving ideas" ripercorrerà le tappe più importanti della sua carriera, mettendo in scena, su una curiosa struttura roteante, i primi cactus in ceramica realizzati per David Gill, assieme agli ultimi prototipi e ai progetti ancora in fase di sperimentazione.
Lo incontriamo alla vigilia di questi accadimenti felici, tra i suoi incredibili quaderni che esplodono di disegni e di idee, pieno di racconti sul futuro.


Basta sfogliare i suoi taccuini per trovarsi di fronte una creatività strabordante e visionaria, sembra che i suoi progetti nascano in modo istintivo, impulsivo. D'altro canto lei è un ottimo organizzatore, un coordinatore efficiente, ha curato da solo grosse mostre, diretto un dipartimento di design, insegna…Due aspetti opposti della sua personalità? Come si conciliano? Quale prevale?
Esatto, due parti di me che vedo lucidamente: la cosa mi diverte, c'è un Jaime che procede come una specie di vulcano, in un'eruzione di idee concatenate secondo disegni infiniti, a volte ingestibili. C'è un Jaime metodico, preciso, tecnologico, che procede per schemi, li costruisce e sa seguirli. Credo, però, che il lato "esplosivo" abbia sempre prevalso, anche se ultimamente si fonde in modo naturale con quello più tecnico. Dopo quasi dieci anni di lavoro a contatto con gli artigiani, una scuola a tutti gli effetti, oggi le mie visioni nascono già funzionali al modo in cui l'oggetto verrà realizzato: insieme alle forme, immagino i materiali, la maniera in cui incastrarli più facilmente…mi sembra di essere maturato, anche se un po' di sana schizofrenia rimane.

Negli ultimi sette anni di successi ha realizzato di tutto, dalle scarpe alle vasche da bagno, ai divani, da piccoli soprammobili in ceramica a ristoranti interi, negozi, installazioni pubbliche. Lei sembra decisamente "versatile", c'è qualcosa che non potrebbe proprio disegnare?
No. La specializzazione manca nel mio modo di fare design, e sono felice che sia così. È proprio la trasversalità che mi affascina in questo lavoro, il poter cambiare continuamente, cimentarsi in cose molto diverse senza preoccuparsi troppo di non averle fatte prima…Mi stimola soprattutto il confronto con metodi artigianali differenti, tutti quelli che incontro nei miei viaggi di lavoro – andare a realizzare un oggetto di legno in Toscana è un altro pianeta rispetto a seguire la lavorazione del cristallo in Francia…Proprio con questa varietà mi interessa continuare a interagire. Ogni tanto ne parlo con la mia dentista, vengo sempre a trovarla qui a Valencia, mi chiede da dove sono tornato questa volta, mentre mi dice che lei ogni mattina torna al suo studio…Il movimento e la scoperta continua di nuovi mondi sono due aspetti del mio lavoro cui non rinuncerei mai, sono un curioso inguaribile.

C'è una cifra che tiene insieme tutti gli oggetti cui lei approda sull'onda di questo atteggiamento non-specializzato e trasversale? Il suo stile è molto riconoscibile, non trova?

Lo è, ci sono codici ricorrenti, segni che si ripetono, un uso particolare del colore…Poi forse, almeno fino ad ora, tutti gli oggetti che ho disegnato sono accomunati dal fatto di essere realizzati con materiali di qualità e tecniche piuttosto sofisticate…


Il mondo del lusso la affascina?
Non è esattamente così..diciamo che fino ad oggi mi è capitato di disegnare quasi esclusivamente cose di lusso. Dico che mi è capitato perché senza cercarle mi arrivano molte commissioni per la progettazione di ambienti e oggetti lussuosi. Forse i proprietari di ristoranti a 5 stelle Michelin o di famose oreficerie mi chiamano perché sanno che progetterò tutto nel dettaglio, dalla sedia al soprammobile, fino al pomello della porta: chi dispone di budget alto forse cerca proprio questa cura nei particolari…D'altro canto io stesso sono un amante della qualità, del lusso inteso come possibilità di progettare cose che valgano e che durino. Almeno fino ad oggi, non sono stato un disegnatore di "oggetti democratici", o di luoghi accessibili a tutti, non ho lavorato con la plastica, ma con il cristallo, la porcellana più preziosa, i marmi e i legni più pregiati…ciò detto, sarei davvero felice se mi commissionassero la progettazione degli interni di un fast food, sarebbe una bellissima sfida.

E il Kitsch la diverte?
Sì, lo trovo estremamente interessante, mi piace esplorare i suoi territori che chiamo "maledetti". Forse con questa domanda lei fa riferimento ai miei lavori per Lladrò e Baccarat: quando lavoro con aziende come queste, che producono da tantissimo tempo oggetti piuttosto distanti dal gusto del design contemporaneo, le approccio con la curiosità di un bambino. Magari il loro stile non è così vicino al mio, ma la loro esperienza nelle tecniche di realizzazione è incredibile, davvero preziosa. Mi avvicino con la massima apertura, come per imparare il "mestiere", e finisce che riesco a convincere questi storici produttori a convertirsi un po' verso le mie forme, a sperimentare con i materiali come mai avevano fatto prima, a realizzare oggetti più vicini allo sguardo contemporaneo, che poche persone definirebbero kitsch. Forse non interni pop, ma certamente ha già progettato luoghi accessibili a tutti…mi viene in mente il grande successo della sua gigante scacchiera in ceramica allestita a Trafalgar Square durante lo scorso London Design Festival.


Ha in programma altri progetti pubblici nel suo prossimo futuro di "designer senza frontiere"?
Sì, almeno un altro, dopo Londra ho ricevuto molte richieste, e un progetto andrà in porto, anche se per ora deve rimanere segretissimo…
Ed è vero, sono un "designer senza frontiere", non mi piace riconoscere confini per la mia professione, penso anzi che oggi sia necessario ripensare la figura del designer, rivedere il suo ruolo, allargare il raggio dei suoi compiti…Del resto io sembro un po' difficile da definire, molto spesso quando mi presentano a una conferenza non sanno bene come collocarmi, e questo mi piace… Ho realizzato installazioni, mezze sculture, interni, e adesso vorrei cimentarmi nel disegno di scenografie e persino della musica..

Il suo rapporto con il mondo dell'arte allora? In cosa si sente diverso da un artista figurativo?
Appunto non mi sento tanto diverso, molto spesso, ad esempio, i musei mi chiedono di progettare apposta per loro alcuni dei miei pezzi più eccentrici che sembrano sculture; inoltre, in generale, io non vedo troppe differenze tra arte e design. Credo che basterebbero quattro sedie attorno a un'installazione di Maurizio Cattelan, per fare il ristorante più in del momento…Siamo in una fase di continue contaminazioni, ibridazioni. Viviamo in un mondo apertissimo, è un'epoca perfetta per comportarsi come faccio io. Diciamo che mi sento, felicemente, un riflesso della confusione del mondo attuale!


http://www.hayonstudio.com/home.php
www.maison-objet.com

pagina 1 di 1




gallery blog
archivio notizie archivio speciali
titoli tags
Yoox MyPrestigium
blog twitter foursquare

MONDO LUXURY

TOP FIVE

Gala a New York per il premio amFar a Roberto Cavalli
Il riconoscimento assegnato allo stilista per il suo impegno nella lotta alll'Aids. Alla serata anche ...

Mete del benessere a Ortisei

 

24luxury: Cindy, Heidi e Liz al gala di New York per il premio amfAR a Roberto #Cavalli http://t.co/Jm2mg5PD

09 February, 15:31 |

24luxury: Fay guarda lontano: Aquilano e Rimondi firmano anche l'uomo http://t.co/shUkBur6

09 February, 13:25 |