Ristrutturazioni d'autore

A Milano la fabbrica diventa atelier

L'architetto italo-svedese Duilio Forte ha sviluppato un modello originale di recupero di una tintoria dismessa negli anni 70

Paola Bottelli

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4.8
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Tags: Duilio Forte, Biennale dell'architettura



L a rivolta al Centro di immigrazione ed espulsione del 16 agosto non l'ha vista né sentita, anche se la sua casa-laboratorio è a pochi metri da lì, in via Corelli a Milano, tra il viadotto autostradale e il Lambro, punteggiata di campi dove file di trattori stanno terminando la giornata di aratura e di orticelli di periferia gelosamente custoditi da pensionati con la minima.
«Ero in Svezia, nella foresta vicino a Grythyttan, con i miei collaboratori Simone e Andrea e con gli stagisti, a montare un altro cavallo in legno e ferro alto 19 metri», dice Duilio Forte, laureato in Architettura al Politecnico di Milano e artista. Già al FuoriSalone dello scorso aprile ne ha realizzato uno di appena un metro più basso che ora svetta nel giardino incolto dell'Atelier Forte (in realtà ci sono delle zucchine che durante la trasferta svedese sono cresciute a dismisura e ora sono immangiabili) insieme ad altre sculture, tutte concepite anche con utilizzi diversi: la più bizzarra è una sauna.
Padre italiano e madre svedese, 42 anni, single, nessun animale, nessun hobby a parte tutto quello che ruota attorno al lavoro e alla ricerca creativa, Forte ha un sorriso da spot del dentifricio nascosto da barba e baffi appena accennati. Nel 1998 cerca un luogo dove avviare la sua attività: gli serve tanto spazio – anche se il primo cavallo, ispirato a Troia e a Sleipnir, il puledro a otto zampe del dio norvegese Odin, è stato partorito solo due anni e mezzo fa – e inizia a guardarsi intorno fuori dalla città. Poi scopre a Milano una fabbrica tessile dismessa dagli anni '70, con ciminiera regolamentare: una vecchia tintoria industriale come ce n'erano a centinaia in Lombardia, cancellata dal tracollo del tessile.
I proprietari volevano venderla in blocco, ma a lui ne bastava una porzione (ora ospita due aziende e quattro famiglie, inclusa la vicina di Duilio che ha le oche): 500 metri quadrati pagati circa 150mila euro che lui ha cercato «di mantenere il più possibile com'erano per rispetto verso la storia: muri, finestre e macchinari vecchi di cent'anni erano intatti. Il riscaldamento non c'è in tutte le stanze e l'ho lasciato così».
Un dettaglio di nessun conto, almeno in un pomeriggio d'estate, in cui al pianoterra – sotto una spada di legno lunga 15 metri agganciata alle travi – sono all'opera due stagisti: un ragazzo sta tagliando il legno con la sega e una ragazza piegando il ferro con la fiamma ossidrica. Tra due giorni, infatti, il gruppo parte per Venezia dove con una nuova performance artistica c'è da installare il lavoro per la Biennale dell'architettura: «Questa volta sarà una mandria di cavalli alta 25 metri mentre il 21 settembre alla Triennale monteremo un maxi drago», racconta orgoglioso Forte mentre fa scorrere gli schizzi sul pc, inserito in una postazione in ferro rosso che qualche decennio fa era un macchinario industriale, situato in cucina. Appeso sopra al lungo tavolo in ferro e legno – una creazione di Forte come le sedie, vendute come pezzi numerati – un reticolo rosso su cui sono agganciati mestoli, campanacci, tappi, coperchi e altri oggetti non meglio identificati.
Di recente Forte ha consegnato un tavolo lungo 5 metri commissionato da uno dei più prestigiosi studi legali di Milano, con piano in cristallo e base di groviglio di ferro rosso, e il portone-scultura (dritto e rovescio) di un condominio milanese, puro virtuosismo applicato al residenziale di lusso. «Lavoro da solo – spiega l'architetto – perché preferisco essere indipendente e non sono sicuro che le gallerie facciano davvero cultura. Sto avendo successo così, non vedo perché cambiare».
L'unico handicap del luogo, ammette l'artista, è «che bisogna sempre muoversi in auto per arrivare alla metropolitana Dateo. «Però a breve il Comune amplierà il bike sharing fino a lì e allora mi muoverò in bicicletta», assicura l'architetto.
I suoi collaboratori prevedono che anche pedalando in un giorno d'estate vestirà come sempre formale: generalmente indossa camicia, cravatta appena allentata, gilet e scarpe stringate. «Svolgo un lavoro manuale – spiega – e mi sembra interessante vestire così, mentre sego del massello o cuocio la pizza nel forno a legna. Ce lo siamo costruiti noi, ovviamente, ed è l'unico piatto che so cucinare bene. Forse perché è semplice, al contrario di tutto il resto».

Guarda i video delle installazioni:
Sleipnir Albus a Capalbio, galleria il Frantoio, 24 Luglio MMX
StugaProject 2010, Svezia. VIII Edition

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