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mostreA Firenze gli argenti di design firmati FranchiOggetti quotidiani e gioielli unici creati dall'orafo-artista esposti nelle sale di Palazzo Pitti di Carlotta Macerollo |
Tags: Roma, Firenze, Palazzo Pitti
Tutto è nato da una scuola sbagliata. «Alle medie andavo male in latino, così sono passato alla Scuola di Arti e Mestieri, dove un professore, che considero un secondo padre, mi ha avviato a questo lavoro». Fausto Maria Franchi si definisce un artigiano. «Sono gli altri che mi chiamano artista». Franchi ha cominciato agli inizi degli anni Sessanta come orafo, creatore di gioielli. La caratteristica delle sue opere si fonda sull'uso di argento puro, a mille millesimi. Conoscenza e rispetto della materia, esaltazione di essa pur sottoponendola alla propria volontà: sono le qualità presenti in ogni opera.
La particolarità è la lavorazione: «Gli argenti vengono lucidati con pietra d'agata che, schiacciando le molecole, lucida la superficie dell'oggetto, in modo che la parte bassa rimanga più opaca e si dia la parvenza di un volume tridimesionale».
La prima bottega di Fausto Maria Franchi è nata nel 1962 a Roma in via della Vite; il laboratorio si è poi spostato in via del Clementino, all'angolo con via di Ripetta. Le sue opere sono presenti in numerose collezioni private e musei, tra cui il Museo dell'Argento di Palazzo Pitti a Firenze.
La mostra «Artefatti preziosi» a Palazzo Pitti (fino al 31 gennaio 2010) presenta i lavori di Franchi dal 2000 ad oggi. In esposizione 62 artefatti, tra argenti e ori, esposti nella prestigiosa sala denominata Giovanni di San Giovanni del Museo degli Argenti. Non solo gioielli ma anche oggetti di uso quotidiano, «più da gustare, forse, che da usare». Ogni oggetto ha un nome. Le «Affinità elettive» sono spille composte da diversi elementi sovrapposti che hanno forme diverse ma che si uniscono bene, hanno una sensibilità comune ed esprimono un senso di appartenenza l'uno all'altro. Ci sono anche dei pezzi evocativi. «Un giorno mi trovavo in piazza Navona, c'era una pioggia incredibile e ho notato una bimba che si tirava su il cappuccio mentre correva – spiega Franchi - Così ho pensato di rappresentare quella scena in un anello che si chiama appunto "Quel giorno a piazza Navona"». Poi ci sono le opere che ricordano artisti famosi, come «Omaggio a Lucio Fontana» e «Omaggio a Klimt», una collana con pendagli all'insegna del colore. E quelle divertenti, come la collana «In-capsulato», realizzata con le capsule dei tappi delle bottiglie di champagne: da subito un gran successo. Ogni oggetto è un pezzo unico, tranne alcuni rari multipli. Nella mostra sono presenti anche oggetti di uso quotidiano: teiere, vassoi e le pedine del gioco degli scacchi.
«Come artigiano sono un amante delle tecniche – spiega Franchi – Per enfatizzare il colore spesso uso gli smalti a fuoco, cioè vetro in polvere fuso sopra il metallo, come nell'opera "Martello matto"». Quando gli si domanda quanto pensa all'arte e quanto alla possibile vendibilità delle opere, Franchi risponde: «Cerco di non lasciarmi condizionare dai giudizi; non voglio pensare se un oggetto sia facilmente vendibile oppure no. Per me è fondamentale unire il fare con il piacere del fare».
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