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ARCHITETTURAIl Guggenheim compie 50 anni e festeggia il suo creatoreAl museo di New York una grande retrospettiva su Frank Lloyd Wright di Valentina Ciuffi |
Tags: Frank Lloyd Wright, Guggenheim, New York, Washington
Un giro di muri insolito a denunciare l'incongruità della scacchiera newyorkese, uno spazio espositivo polemico e blasfemo in antitesi con la consueta sistemazione dei musei dell'epoca, o, ancora, l'apoteosi della filosofia "organica" di Frank Lloyd Wright, a fondere spazio, struttura e forma. Del Museo Guggenheim di New York è stato scritto e detto tanto e se, nelle intenzioni dell'architetto, l'edificio doveva essere un' "opera d'arte totale" perfetta per contenere la nuova e rivoluzionaria arte "non oggettiva", non sono mancate reazioni negative da parte della critica e difficoltà per chi, tra quei muri, si trovò ad allestire le prime mostre lottando con pareti e pavimenti inclinati.
Alle linee curve in cemento armato, il museo newyorkese deve molta della sua fama: per questo celebra i cinquanta anni con una ricca personale dedicata al celeberrimo architetto che lo costruì.
La mostra, dal titolo "Frank Lloyd Wright: From Within Outward" (un riferimento all'importanza che Wright conferiva allo spazio interno come generatore naturale della linea architettonica esteriore) racconta 72 anni di carriera passando attraverso i progetti più importanti e originali, ma anche quelli meno noti e quelli non realizzati: dal Larkin Company Administration Building (Buffalo, New York, 1902–06) al Unity Temple (Oak Park, Illinois, 1905), dalla pianificazione per Greater Baghdad (1957) alla Crystal City for Washington (1940).
Oltre ai modelli e ai disegni, c'è un'installazione sonora - le voci di committenti, amici, ammiratori e di noti architetti che riflettono su cosa significhi vivere e lavorare in spazi progettati da Wright -; animazioni video a raccontare le opere di Wright andate perse come il complesso di Taliesin (Wisconsin) spazzato via dalle fiamme dentro una tragica vicenda di cronaca.
Sembra che la madre di Wright, fin da quando era bambino, fosse convinta che sarebbe diventato un grande architetto: dai blocchi "Froeblel" - antenati del Lego con cui non smetteva mai di giocare – la sua formazione proseguì nutrendosi di mille stimoli e suggestioni venute dalle figure eclettiche che lo iniziarono alla progettazione, come dai sui disparati fascini - per la tradizione indigena Americana, le rovine antiche, o la cultura giapponese dello spazio – e dalle sue ossessioni come quella per la famiglia e le soluzioni abitative più adatte ad accoglierla.
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