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Fendi sceglie Miami
per il debutto nel design

La maison romana, sponsor del Design Talk, sta pensando a una Fondazione

dalla nostra inviata Serena Danna

Rating:
3.8
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Tags: Miami, Fendi, Design Miami, Dixon, Medda,



«L'investimento nel design è per Fendi un progetto a lungo termine. Tanto che pensiamo di creare una collezione di design a edizione limitata, che potrebbe nascere proprio qui a Miami»
Michael Burke, 51 anni, amministratore delegato di Fendi dal 2003, cerca di conservare un alone di mistero intorno al progetto: forse una Fondazione, forse un museo. Ma le idee sono chiare: il design è il business creativo del futuro. La maison romana entra così nel mondo dell'art design dalla porta principale: il Design Miami, la manifestazione dedicata ai "pezzi unici" che ha portato in città 23 gallerie da tutto il mondo e i più grandi designer, dall'inglese Tom Dixon all'israeliano Arik Levy, per creare una piattaforma futura della creatività.
Quello con la direttrice del Design Miami, Ambra Medda, 28 anni, e con Craig Robins, l'immobiliarista 45enne co-fondatore insieme ad Ambra della manifestazione, è stato un colpo di fulmine professionale: «Ci siamo resi conto da subito che condividiamo gli stessi valori», afferma Burke. Gli fa eco Robins: «La collaborazione con Fendi è una delle cose più interessanti dell'edizione di quest'anno: loro riescono a mettere insieme creatività e tradizione come noi proviamo a fare con modernariato e design del futuro».
I primi giorni di fiera sembrano giustificare l'entusiasmo degli organizzatori: Design Miami registra un aumento del 20% dei partecipanti rispetto alla scorsa edizione, e buoni affari per tutte le gallerie coinvolte. «Chi partecipa quest'anno – dice Burke – è molto interessato al design: i clienti stanno aumentando, soprattutto quelli "seri", cioè i musei e i collezionisti che comprano proprio nei momenti di crisi; poi ci sono quelli che scelgono l'art design perché vogliono l'esclusività, un pezzo unico».
D'accordo con Burke, Ambra Medda: «Il mercato del design è molto più stabile, non è certo quello dell'arte contemporanea, e i collezionisti sono tutti di altissimo livello. La tendenza delle vendite è positiva, anche la qualità del pubblico è sorprendente. Rispetto allo scorso anno, questa edizione è meno show e più per professionisti».

L'evento si svolge nella struttura temporanea disegnata dagli architetti newyorkesi Aranda/Lash per il Design District: «L'Italia - continua Burke - è la patria della bellezza. Qui è diverso: la bellezza deve essere organizzata per offrirla allo spettatore. Con Design Miami accade questo: per quattro giorni si concentra in un luogo il meglio del design».
Di conseguenza, per un'eventuale Fondazione Fendi la scelta ricadrebbe proprio sulla città americana: «Non aprirei mai uno spazio in Italia – dice ancora il Ceo - perché non esiste una rete: una nuova Fondazione o un museo non si andrebbero a inserire in un contesto stimolante ma, piuttosto, rischierebbero di finire schiacciati». Per Burke, in Italia ci sono troppi limiti: dalla politica «che invade la sfera privata al provincialismo che ostacola una collaborazione tra le varie realtà artistiche: ad esempio, una galleria milanese al 90% non parteciperebbe a un evento romano, al contrario del Design Miami dove ci sono tante gallerie di New York». Unica eccezione, la moda: «Se Milano è diventata la capitale del fashion system – dice - è stato grazie ai buyer americani che hanno voluto un posto unico dove comprare».
Anche Medda si dice delusa dall'Italia: «Con gli italiani non si riesce a lavorare, gli ostacoli sono troppi. Le gallerie vivono il modernariato più come una passione da esibire che come un commercio, sono pigre, allergiche alle fiere fuori dai confini regionali. Ma mi impegnerò affinché questa mentalità cambi: voglio che ci sia una presenza italiana nella fiera».
Per l'amministratore delegato di Fendi la maniera migliore per promuovere l'italianità è farlo da lontano: «È successo anche in occasione della spettacolare sfilata sulla Grande Muraglia cinese, se la avessimo fatta al Colosseo, a parte i problemi per organizzarla, sicuramente non avremmo avuto lo stesso successo in termini di immagine e partecipazione della stampa nazionale».

Stupire è la parola d'ordine della partecipazione della maison alla fiera di Miami: oltre a sponsorizzare i Design Talk della manifestazione - nove guru del design intervistati da Marcus Fair di Deezen.com - Fendi ha presentato una serie limitata di 100 borse in cuoio romano, disegnate da Silvia Venturini Fendi, della linea Selleria con una speciale tag Design Miami. «Tra la moda e il design c'è una relazione organica: la differenza sta nel fatto che la prima si realizza per il corpo, il secondo intorno al corpo», dice Burke. Secondo il numero uno di Fendi, la struttura disegnata da Aranda/Lash - trasparente, bianca e con un gioco di merli e pizzi di carta che si incrociano - «è ispirata agli stessi valori di Silvia e Karl Lagerfeld: leggerezza, eleganza e originalità».
Burke si dice ottimista rispetto all'andamento del settore lusso: «L'altagamma non è in crisi. Paradossalmente le persone vogliono più lusso, solo che oggi scelgono quello vero: qualità del prodotto e ricchezza che dura nel tempo. Noi eravamo preparati alla crisi: per tanti questa è la prima recessione, noi siamo abituati, quindi sappiamo fronteggiarla. Chiudiamo l'anno con cifre assolutamente positive e con tanti progetti in cantiere».
Per Burke la ricetta anti-crisi sta nella capacità di adattare la moda alle esigenze della società, senza cercare di fare il contrario: «Con Silvia e Karl abbiamo iniziato anni fa a considerare le esigenze del consumatore. Quando ci siamo resi conto che i clienti non volevano più borse status symbol, ma borse vere, ci siamo adeguati, anche in termini di prezzi. Viviamo un momento in cui il mercato non vuole edonismo, ma sobrietà».
Anche Robins, l'immobiliarista che cinque anni fa ha creato dal nulla il Design District di Miami, in questi primi giorni di Fiera ha tirato un sospiro di sollievo: «Ero molto preoccupato, sapevo che tutto sarebbe stato perfetto da un punto di vista organizzativo, della qualità delle esibizioni e della partecipazione, ma ero preoccupato per gli affari delle gallerie. E' incredibile come in meno di due giorni abbiano già venduto tanti pezzi. Questo dimostra che l'economia è ancora viva. Nei momenti più difficili ho pensato quale poteva essere una soluzione creativa al problema, l'ho trovata nel design».

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