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intervistaMicheal Young:«L'oriente è la mia fonte di creatività» Per il direttore della Tokyo Design Week l'Asia è la casa ideale per i designer di Cristiana Raffa |
Tags: Michael Young, Pompidou, Louvre, Design
Parlare con Michael Young è un po' come entrare in contatto con un personaggio etereo. Il suo "status" di creativo-Re Mida lo rende iconico, come molte delle sue creazioni, e perciò quasi magico. Invece esiste ed è uno dei designer più noti e influenti al mondo. Nato a Sunderland quarantadue anni fa, una città portuale nel nord-est dell'Inghilterra, nel 1966, si forma nella Londra degli anni '80 e '90. E' un ingegnere del lifestyle, una matita flessibile capace di plasmare il plasmabile: orologi, gioielli, oggetti d'arredamento, biciclette, gallerie d'arte, bottiglie, tazze da sakè, sex toys, speaker, bar, lettori mp3, abbigliamento. Tra i suoi clienti Philips, Mandarina Duck, Lacoste. Nel 1992, il Centre Pompidou e il Louvre hanno acquisito i suoi "Woven", lavori in metallo dell'inizio della sua carriera. Il Die Neue Sammlung Museum in Germania e il Design Museum di Londra hanno inserito nelle loro collezioni alcuni suoi pezzi d'arredamento disegnati per la giapponese E&Y. Il guru Terence Conran nel 1997 lo ha definito «il più interessante designer inglese del periodo». Nel 2002 è stato ospite d'onore alla Biennale dei Design di Kortrijk e vi ha creato un'installazione di 2mila metri quadri. Oggi Young vive a Hong Kong e ha stretto con l'Oriente un legame talmente profondo che lo ha fatto diventare direttore creativo della Tokyo Design Week che si svolgerà dal 30 Ottobre al 3 Novembre.
Signor Young, come ha incontrato il mondo del design?
E' successo in modo piuttosto naturale. Non sapevo neppure che esistesse qualcosa chiamato "design". In Inghilterra, quando ero un ragazzino, si trattava di "fare cose" con abilità artigianale, prodotti di base, di uso quotidiano. Lo facevo perché non sapevo fare altro. Poi ho scelto di studiare materiali e disegno, successivamente ho lavorato in un negozio di metalli e dopo ancora ho cominciato a vendere gli oggetti che producevo. Il resto è storia, come si suol dire.
Pensa di avere una missione nello svolgere il suo lavoro? Esiste un filo conduttore particolare nelle sue creazioni?
Si, credo di sì. Le mie creazioni sono al servizio del progresso e servono a far vendere le industrie che le producono.
Lei si è occupato di diverse tipologie di prodotti, anche molto diverse tra loro. Quale tipo di progetto stimola maggiormente la sua vena creativa?
Tutti, io li amo tutti. Sono tutti connessi al mio mondo, tutto fa parte dello stesso Dna e dello stesso processo.
In un'intervista ha affermato che l'Europa sta diventando preistorica in termini di abilità manifatturiera. Quali sono secondo lei le prossime sfide del design, e da dove crede che arriverà l'innovazione?
Fuori dal mio studio di Hong Kong ci sono industrie molto sofisticate, dove circolano fiumi di denaro immediatamente disponibile per essere investito nella produzione. L'Europa è in un momento di stallo economico, sta perdendo terreno da tanti punti di vista. Le idee migliori continuano a nascere nel Vecchio Continente grazie alla poetica e alla storia culturale che si respira, che è essenziale per potersi ispirare, e l'Asia rispetto a questo è almeno venti anni indietro. Ma l'industria che conta, quella capace di investire, si sposta sempre più a est, e cerca i migliori designer ovunque essi siano.
E' per questo che si è trasferito lì?
Qui ho comprato una casa, sono felice e penso che ci resterò a lungo. Ho l'opportunità di lavorare con industrie che rappresentano l'eccellenza, i miei clienti sono i migliori che possa desiderare. Ho appena disegnato una bicicletta per Giant, una delle più note industrie di bici al mondo. Mi hanno chiesto di realizzare un veicolo che fondesse arte e design, qualità e tecnologia. Per realizzare il concept ho lavorato pensando alla salute, alla libertà, alla felicità del consumatore e all'amore per la natura. Ho collaborato strettamente con il Giant Techno Centre che si trova a Taichung, sull'isola di Taiwan, dove i livelli dell'ingegneria sono al top. Forse un domani potrei trasferirmi a Tokyo, ma non andrei oltre.
Come vive il suo ruolo di direttore creativo del TDW? Cosa si aspetta da questo grande evento?
In realtà per me si tratta di pensare solo ad alcuni dettagli. La Tokyo Design Week è una macchina già rodata, che funziona benissimo. Il mio compito è soprattutto quello di invitare ospiti internazionali e di dare ancora maggior appeal all'evento a livello mondiale. Non devo re-inventarlo, solo supportarlo.
Quale sarà la sezione più interessante del festival?
Credo che non ci sia una sezione particolare da tenere in maggiore considerazione, quanto l'insieme dell'evento e degli espositori. Ma spero di attirare un nuovo pubblico, locale. Quest'anno ho invitato Max Lamb a costruire delle sedie dal vivo, e l'artista Katrin Olina a realizzare un bar di 150 metri quadri, e io stesso non vedo l'ora di assistere a tutti questi eventi.
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