INTERVISTA

Rem Koolhaas: «Smetto di lavorare con la Cina»

L'architetto torna a Ovest alla ricerca di committenti più "responsabili"

di Serena Danna



«Nella sua corsa verso la massima produttività edilizia la Cina è senza freni. Con il mio lavoro nella Repubblica popolare ho fatto la fortuna degli investitori e anche la mia. Ma ho sacrificato l'armonia urbana alla velocità di realizzazione: lì le città sono soltanto un puzzle di forme. Basta Cina, così come basta Medio Oriente: torno all'Ovest, dove i committenti sono più responsabili».
Alla vigilia del Festarch di Cagliari, che sarà inaugurato venerdì nella ex Manifattura dei tabacchi e durante il quale terrà una lectio magistralis, Rem Koolhaas regala un colpo di scena. Sessantaquattro anni, nato a Rotterdam ma cresciuto in Indonesia, dopo decine di progetti che dalla faraonica sede della televisione di stato di Pechino (Cctv) arrivano al porto di Dubai, l'architetto olandese vira la rotta. Forse dopo avere visitato una Pechino stravolta dal boom edilizio legato alle ormai imminenti Olimpiadi di agosto. «In Medio Oriente – aggiunge – modernizzare significa distruggere». Così, quella libertà edilizia, da grande stimolo, viene vissuta come una gabbia.
L'ultimo progetto annunciato dall'architetto-star è il Museo Prada che, nel segno della collaborazione con uno dei big brand della moda, vedrà la luce nel 2011 a Milano. «Mi piace Milano – dice Koolhaas - perché riesce a essere contemporaneamente uno dei maggiori centri per la creatività e per l'industria».
Quando gli chiediamo se è vicina la rinascita della città meneghina risponde glaciale, dal suo metro e novanta di altezza, t-shirt bianco latte e giacca di pelle nera, che «non ha senso parlare dello stato di una città: siamo noi e noi soltanto a scegliere il punto di vista e a interpretare il cambiamento».
Koolhaas è innanzitutto uno studioso serissimo: non contento del lavoro del suo Office for Metropolitan Architecture, negli anni Novanta crea Amo, un'organizzazione interamente dedicata alla ricerca e ai media, forse stimolato dal suo passato di giornalista (da giovane ha lavorato per diversi anni all'Haagse Post di Rotterdam). «Per me – dice ancora - è fondamentale unire ricerca e costruzione: ora ci stiamo finalmente riuscendo».
Insomma, l'uomo definito dai giudici che gli assegnarono il Pritzker nel 2003 «una rara combinazione tra il visionario e l'artigiano, tra il filosofo e il tecnico, tra il teorico e il profeta» è stanco di velocità e quantità. Adesso è il momento dell'Europa: «Ripeto: in architettura c'è bisogno di committenti più responsabili». Chissà se, mentre lo dice, sta pensando a Miuccia Prada.

pagina 1 di 1




Moda
gallery blog
archivio notizie archivio speciali
titoli tags
Yoox MyPrestigium
blog twitter foursquare

MONDO LUXURY

TOP FIVE

Come Elisabetta II divenne arte contemporanea
Alla National Portrait Gallery di Londra due mostre dedicate alla regina, dove Lucian Freud, Gilbert&...

Le star alla mostra di Venezia

 

24luxury: A Londra la regina Elisabetta II diventa icona dell'arte contemporanea http://t.co/IBmRHmCf

16 May, 12:59 |

24luxury: David di Donatello: il red carpet made in Italy, fra la Lollo e le trasparenze, è lontano dagli Oscar http://t.co/BWD4TUlu

07 May, 15:51 |