interventi

Design d'autore
sui banchi di scuola

Dall'Istituto olandese Roc all'Orestad College di Copenhagen, sempre più istituti si affidano a restauri creativi

di Valentina Ciuffi



«Sarebbe stato molto comodo iscrivere mia figlia alla scuola sotto casa ma non l'ho fatto. Perché? Semplicemente l'arredamento non mi convinceva». Frank Tjepkema, architetto dello studio di design e architettura Tjep, è convinto che gli spazi di un edificio scolastico in qualche modo rispecchiano la mentalità dei docenti, il metodo di insegnamento: «Molto dipende da quanto è possibile investire, ma ciò che conta è la volontà di "svecchiare" i luoghi dedicati alla formazione rendendoli meno uniformi e anonimi».
A re-inventare gli interni dell'istituto professionale olandese ROC («con un budget limitato», ci tiene a sottolineare Frank) sono stati chiamati una decina di designer e a studio Tjep è toccata la reception area del dipartimento di Economia.
La "rivoluzione" è partita dal pavimento, rivestito di simboli economici, è passata attraverso una conference room che assomiglia a una fabbrica, e culminata nella creazione di sgabelli, concepiti come tasti di una calcolatrice.
Al centro del pavimento (e dell'idea Tjep) c'è l'immagine di uno studente con un cuore enorme, perchè «è da lì- spiegano- che le sue strategie professionali e di vita dovranno partire».
Un altro capitolo della fortunata rivoluzione dell'istituto ROC è stato affidato allo studio olandese di Jurgen Bey. Per rimettere a nuovo il dipartimento di grafica e disegno tecnico, gli architetti hanno usato vernici e linoleum stampato: vecchie sedie e banchi sono irriconoscibili, decorati con illustrazioni prese dai libri scolastici. Bey ha scelto di utilizzare solo il bianco e il nero per evitare che l'ambiente si appesantisse: «A portare i colori saranno gli abiti degli studenti!», disse l'architetto il giorno dell'approvazione del progetto. Interessante l'assenza di divisioni nette: lo spazio è diviso da tende, non da muri, in compartimenti aperti che possono essere vissuti solo studiando e lavorando nel pieno rispetto degli altri.
Anche per Kim Herforth Nielsen di 3XN questo è un aspetto essenziale: il suo Orestad College, inaugurato a Copenhagen lo scorso Agosto, è costruito attorno a un'idea di completa apertura: i 4 livelli, perfettamente interconnessi sia verticalmente che orizzontalmente, creano un disegno di linee curve che riempie in modo originale e dinamico l'immenso parallelepipedo dell'architettura senza mai chiuderlo. Spazi così aperti rappresentano, dice, «una vera palestra per l'università e soprattutto per le future attività professionali». Anche tempi e modi del relax possono essere imparati a scuola: lo testimoniano le ampie "vasche" circolari piene di colorati cuscini giganti che Kim ha progettato per il College. In questi lounge si respira un'atmosfera insolita per una scuola, ma quando chiediamo a Kim se i professori si lamentano di soluzioni che favoriscono atteggiamenti così casual, scopriamo che, al contrario, i docenti ne hanno caldeggiato la progettazione. E se gli insegnanti sono soddisfatti, lo sembrano anche allievi e genitori – appena aperto, Orestad ha più iscritti di tutti gli altri college danesi equipollenti. Ancora più importante per Kim, l'entusiasmo delle istituzioni e dei finanziatori: «è giusto che un paese piccolo come la Danimarca decida di investire e sperimentare nel campo della formazione, parte da qui la sua possibilità di competere con gli altri Stati». Spera di dare il buon esempio, che sempre più scuole in giro per il mondo, siano pronte a «vestirsi di nuovo».

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